L’Osservatorio Uiv segnala un calo dei volumi del 4% e ordini in flessione in nove mercati su dieci, sola eccezione la Russia
L’export del vino italiano chiude il primo semestre 2026 con una flessione del 6,2%, fermandosi a poco più di 3,6 miliardi di euro. I volumi scendono del 4%. Lo certifica l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv), che in questi giorni ha elaborato i dati Istat relativi ai primi sei mesi dell’anno.
Il calo conferma le difficoltà già emerse nel 2025 e riguarda sia i mercati extra-Ue, in flessione del 7,5%, sia quelli dell’Unione europea, a -4,2%.
Nove mercati su dieci in flessione
Nei primi sei mesi dell’anno gli ordini sono diminuiti in nove dei dieci principali mercati di sbocco. L’unica eccezione tra i primi dieci è la Russia, che cresce del 15,7% anche grazie al suo hub in Lettonia.
Il prezzo medio all’export arretra del 2,3%. La flessione è più marcata negli Stati Uniti, dove tocca il 7,8%.

Stati Uniti, Germania e Regno Unito i mercati più colpiti
Tra le singole destinazioni, gli Stati Uniti chiudono il semestre a 849 milioni di euro, in calo del 14,1%. Seguono la Germania, a 534 milioni (-6,8%), e il Regno Unito, a 346 milioni (-6,6%).
In controtendenza Cina (+19,8%), Brasile (+8,2%) e, più in generale, l’area Mercosur, che segna un incremento del 18,4%.
Spumanti stabili, in difficoltà i vini fermi
Il quadro cambia in base alla tipologia di prodotto. Gli spumanti restano sostanzialmente stabili, con un aumento dello 0,4%, mentre i vini fermiimbottigliati scendono dell’8,9%. Tra questi ultimi, i rossi perdono il 9,3% e i bianchi il 7%.
Veneto e Toscana in affanno, risale il Piemonte
Sul fronte regionale il Veneto, prima regione per valore dell’export, perde l’8,4%. Segue la Toscana, a -7,4%.
Il Piemonte torna invece al secondo posto della classifica, con una crescita del 2,4% trainata dall’Asti Spumante.

«Serve una riorganizzazione sistemica del settore»
Per il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi, il calo riflette una dinamica comune ai principali Paesi produttori: «L’Italia del vino paga un calo strutturale della domanda a livello globale, acuito da fattori congiunturali legati al potere d’acquisto e alle tensioni geopolitiche». Il presidente aggiunge che il settore ha bisogno di una riorganizzazione sistemica dell’offerta.
Secondo l’Osservatorio Uiv, i dati provvisori del bimestre estivo indicano un possibile miglioramento sui mercati extra-Ue: a luglio e agosto gli Stati Uniti avrebbero registrato un rimbalzo in doppia cifra rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre in area Ue i primi segnali di ripresa erano già emersi a giugno.
