Dal pesce palla al porceddu, passando per gli insetti al cioccolato, presto in Expo sarà possibile assaggiare specialità proibite per le tavole italiane. Coldiretti: «Vogliamo far conoscere il maialetto sardo agli 8 milioni di turisti stranieri in visita»

Chi è rimasto inorridito guardando una puntata di «Pechino Express», il noto reality show trasmesso dalla Rai, dove i concorrenti hanno dovuto superare la dura prova di mangiare grilli fritti in Birmania, sappia che ha diverse possibilità per cimentarsi in analoghe esperienze. Expo sarà infatti l’occasione anche per conoscere cibi estremi. Carne di coccodrillo proveniente dallo Zimbabwe, scorpioni ricoperti di cioccolato made in Thailandia, cioccolatini di grilli e larve, larve giganti, vodka allo scorpione, termiti disidratate, cavallette sono solo alcune delle «delicatezze» che potranno essere degustate all’interno della manifestazione fieristica appena sarà dato il nullaosta dalle autorità competenti.

In verità va detto che alcuni di questi alimenti vengono già consumati anche in alcuni Paesi Europei. L’Ue, per esempio, non vieta l’importazione di carni di rettile e quella di coccodrillo si può trovare per esempio in Belgio. Per quanto riguarda gli insetti, poi, molti li additano come nutrimento del futuro. A parte il difficile impatto visivo, si tratta di un cibo molto proteico, ricco di vitamine e molto digeribile, e infatti una vasta gamma della bizzarra offerta culinaria dovrebbe trovare posto all’Expo nel Future Food District. Già oggi però gli insetti vengono consumati da due miliardi di persone, in Vietnam e Birmania rientrano nella dieta abituale. Secondo la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l’agricoltura, entro il 2050 il numero di questi consumatori salirà a nove miliardi di persone. Ento, un noto ristorante di Londra attento al tema della sostenibilità, propone deliziosi piatti orientati verso questa nuova e curiosa frontiera del gusto.

Cavallette, larve e scarafaggi saranno la principale fonte di proteine del futuro? Tra poco a Expo si potranno assaggiare

Secondo il primo studio della Coldiretti sull’Expo solo all’interno dell’area espositiva saranno distribuiti 26 milioni di pasti, per un giro di affari complessivo nei sei mesi stimato in 320 milioni di euro. Tra le esperienze culinarie uniche, grazie a una speciale deroga accordata al Giappone, si potrà degustare il pesce palla. È un piatto molto costoso in quanto necessita di un’accurata e delicata preparazione per eliminare il pericoloso veleno. Del pesce palla si ricava il preziosissimo filetto crudo, preparato come sashimi mentre le altre parti possono essere usate per la zuppa, e la pinna si mangia abbrustolita sul carbone e poi immersa nel sakè caldo.

Delle circa 450mila tonnellate di cibo che Coldiretti stima verranno distribuite a Expo, la stragrande maggioranza sarà made in Italy. Gli amanti delle specialità tradizionali regionali hanno un’occasione imperdibile, quella di assaggiare il maialetto sardo. Il «porcheddu» originale sarà degustato al Farmer’s Inn di Campagna Amica, posto nel roof garden del padiglione della Coldiretti. Il porcheddu, o porceddu, non varca i confini dell’Isola dall’11 novembre 2011. Un decreto dell’Unione europea ha infatti sospeso le autorizzazioni all’export di carni suine fresche e insaccate sarde, a causa delle recrudescenza della peste suina africana presente in Sardegna dal lontano 1978.

«Con il via libera alla spedizione – ha affermato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo – l’Expo potrà contare su uno dei più rappresentativi testimonial alimentari dell’Italia da far conoscere potenzialmente ai milioni di turisti stranieri previsti in visita dell’esposizione».

La deroga, sancita grazie a un’intesa tra ministero della Salute e Regione Sardegna, e fortemente sollecitata da Coldiretti, rappresenta un momento importante per le aziende sarde che allevano i suini in modo regolare e vogliono tornare a esportare un prodotto molto ricercato e dunque in grado di creare nuovi posti di lavoro sul territorio. Il maialetto sardo è un classico della cucina pastorale isolana e si ottiene dalla cottura lenta e allo spiedo su graticole di un maialino da latte di 4 o 5 chili di peso o di venti giorni, aromatizzato con mirto o rosmarino dopo la cottura.