Il «Forum della cucina italiana» diventa strumento permanente per elaborare azioni di rilancio del turismo. Alla presentazione del Food Act, a Expo, 40 grandi chef: Marchesi, Cracco, Bottura, Scabin, Cannavacciuolo, Leemann, Cedroni e molti altri ancora

Il governo si muove e punta sull’alta cucina made in Italy come strumento per rilanciare l’immagine del nostro Paese all’estero in funzione di maggiore attrazione turistica. L’effetto traino di Expo (+6,6 per cento a maggio la presenza di stranieri secondo Federalberghi) ha fatto scattare la necessità di un piano d’azione. Nasce così il «Forum della cucina italiana», uno strumento permanente che funzionerà come raccordo e confronto fra le esperienze dell’alta cucina di qualità italiana e le principali istituzioni, con il proposito di darsi obiettivi concreti. Per la sua presentazione si sono incontrati a Expo ben quaranta chef e tre ministri in rappresentanza del governo (il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, il ministro della Cultura, Dario Franceschini, e quello dell’Istruzione, Stefania Giannini). A rappresentare gli chef, grandi nomi come Gualtiero Marchesi, Carlo Cracco, Massimo Bottura, Davide Scabin, Antonio Cannavacciuolo, Pietro Leemann, Moreno Cedroni, Cesare Battisti, Ugo Alciati, Enrico Bartolini e Cristina Bowerman.

La cucina è cultura e allora si vuole rilanciare l'immagine del made in Italy attraverso i massimi esponenti di questo settore

Per rafforzare il binomio cucina italiana-turismo è stato predisposto un pacchetto di dieci azioni. Tra queste, la valorizzazione e la promozione sui mercati esteri, coordinata con il Piano d’internazionalizzazione del Governo. In questo contesto «gli chef diventano ambasciatori del made in Italy» ha detto il ministro Martina. E ancora, l’utilizzo in cucina di alimenti e la preparazione di piatti che esprimano pienamente i valori della dieta mediterranea (riconosciuta dall’Unesco patrimonio culturale immateriale dell'umanità), il potenziamento della distribuzione del vero made in Italy agroalimentare (la Francia potrebbe insegnarci qualcosa), investimenti nella formazione («Nelle scuole alberghiere c’è crescita della domanda» ha sottolineato il ministro Giannini), superamento dei vincoli per l’utilizzo di stagisti (una delle maggiori richieste degli chef), percorsi di riconoscimento della cucina di qualità. «Per la prima volta – ha detto Massimo Bottura (tre stelle Michelin) – si uniscono grandi cuochi e ministri, finalmente c’e’ dialogo per trasmettere la nostra cultura nel mondo. E noi attraverso i nostri piatti creiamo cultura».

Il Forum, che sarà coordinato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, si riunirà almeno tre volte l’anno. Ai suoi lavori parteciperanno altri ministeri, operatori, enti e organismi pubblici.
Il brand «Italia» ha un fortissimo appeal, non solo in Europa. «L’Italia è la prima meta desiderata di viaggio per tutti i turisti del mondo», ha fatto notare il ministro Franceschini. Sicuramente lo è per Russia e Cina. L'Italia è tra l’altro la nazione che detiene il maggior numero di siti (51) inclusi nella lista dei patrimoni dell'umanità. «Due stranieri su tre – ha sottolineato Coldiretti – considerano cultura e cibo le principali motivazioni del viaggio in Italia, che ha conquistato la leadership mondiale nel turismo enogastronomico grazie a 4.813 prodotti tradizionali censiti dalle regioni, 271 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario, 415 vini Doc/Docg».

Eppure non mancano i paradossi. Il piano 2020 del turismo elaborato dall’ex ministro Gnudi prevedeva una serie di misure specifiche che, se attuate, avrebbero aumentato di trenta miliardi il Pil con la previsione di 500 mila nuovi posti di lavoro. Tra i paradossi citati come cattivo esempio, il raffronto tra Isole Baleari e la Sicilia: stesso chilometraggio di coste, ma le prime generano un numero di presenze internazionali europee undici volte superiore alla Sicilia. Difficile pensare che l’arcipelago spagnolo abbia maggiori attrazioni sul piano culturale, enogastronomico o naturalistico. Il turismo vale per l’Italia circa 162 miliardi di euro, il 10 per cento del Pil. Ma il nostro Paese ha perso quote di mercato ed è attualmente la terza meta europea (dietro a Francia e Spagna), rispetto alla prima posizione occupata all'inizio degli anni Ottanta. Serve una mossa, il Food Act vorrebbe essere quella mossa.