Da settembre Expo apre agli insetti, lo annuncia Andrea Mascaretti, ideatore e coordinatore della rete di 300 ricercatori che ha pubblicato il Libro Bianco degli insetti. L’entomofagia, rivela il dossier, è un’opportunità per nutrire il pianeta in modo sostenibile. Già oggi due miliardi di persone mangiano insetti anche perché «sono buoni» e apportano proteine e sostanze nutritive («un etto di locuste ha più ferro del manzo»)

Mangiare insetti come soluzione per nutrire il pianeta. La questione esce dal folclore e assume, a tutti gli effetti, una veste accademica. Un network di 300 ricercatori provenienti da trenta università italiane e istituzioni scientifiche ha presentato a Expo, nel padiglione dell’Unione Europea, il Libro Bianco «Edible insects». Uno studio di 56 pagine che vuole riaffermare come il consumo e l’allevamento d’insetti commestibili rappresenti una delle vie da percorrere necessariamente per aumentare la produzione mondiale di cibo in modo sostenibile.

La questione è nei numeri. Nel 2015 – sottolinea il dossier – bisognerà sfamare 9 miliardi di persone. E mangiare insetti significa avere buone proteine a disposizione con meno spreco d’acqua e meno emissione di Co2. Un terzo della produzione mondiale di cereali, infatti, non sfama le persone (800 milioni quelle che soffrono di malnutrizione) ma finisce oggi come mangime per l’allevamento di animali. Per produrre un chilo di carne bovina servono circa 15.400 litri d’acqua e una notevole produzione di anidride carbonica. L’impiego di insetti, come fonte di proteine animali per l’uomo e come mangime per gli animali, ovvierebbe pertanto ai problemi di sostenibilità.

Insetti e sostenibilità, un binomio che può rivelarsi vincente e tracciare la rotta per il futuro

Già oggi la Fao stima che due miliardi di persone, in più di 90 Paesi, consumano oltre 1900 specie di insetti: in particolare, coleotteri (31 per cento); bruchi (18 per cento); api, vespe e formiche (14 per cento); cavallette, locuste e grilli (13 per cento). Il Messico detiene lo speciale primato, con centinaia di specie consumate, quante all’incirca quelle del Sud Est asiatico (140). Tra i Paesi a maggiore vocazione entomofagica, il Venezuela, Brasile, parte dell’India, Colombia, Paraguay, Perù, Giappone, l’Africa Centrale, dove gli insetti soddisfano più del 50% del fabbisogno di proteine animali.

«Il Libro bianco è un punto di partenza – afferma l’ideatore e coordinatore del network, Andrea Mascaretti, che è anche responsabile del Salone internazionale della ricerca, innovazione e sicurezza alimentare della Società Umanitaria, ente morale, senza fini di lucro, presente sul territorio nazionale dal 1893 – È la proposta che un network variegato di ricercatori fa oggi all’Europa chiedendo di prendersi l’impegno per sfruttare questa possibilità. Perché c’è l’opportunità di dare maggiore sostenibilità al pianeta e anche più lavoro, occupazione e sviluppo, se l’Europa norma la questione. Non dimentichiamo che se i due miliardi di persone, che oggi si nutrono di insetti, passassero alla dieta occidentale, il sistema collasserebbe. Oggi – sottolinea Mascaretti – non esistono direttive o regolamenti europei in merito e non è ancora possibile allevare insetti per utilizzarli come mangimi o a scopi alimentari. L’Ue ha chiesto però un parere all’Efsa (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) che si esprimerà a settembre. In Europa solo il Belgio ha una legge che ha definito dieci tipologie di insetti edibili e ha fissato parametri per l’allevamento. In altri Paesi, come Olanda, Francia e Inghilterra, c’è una sorta di tolleranza, ma ma non hanno una legge ad hoc. Start up che studiano farine a base di insetti stanno poi nascendo in Usa e Svizzera».

Dal punto di vista nutrizionale gli insetti sono, poi, ricchi di proteine e grassi «buoni», di fibre, calcio, ferro e zinco: i dati del dossier indicano che «100 grammi di locuste contengono dagli 8 ai 20 mg di ferro, valore addirittura superiore a quello del manzo». C’è però un problema di sicurezza: «Se raccogli l’insetto chissà dove – fa notare Mascaretti – non hai garanzie che non presenti contaminanti anche pericolosi, diverso se fai allevamento e controlli la filiera. A settembre – annuncia – gli insetti si potranno degustare a Expo, sarà la prima esperienza assoluta del genere. La fase burocratica è costituita dall’importazione in deroga che il ministero della Salute deve concedere e poi dai controlli affidati all’Asl di Milano. Molto probabilmente si opterà per l’importazione di insetti dal Belgio, in modo da avere una procedura più semplice. Dunque si potranno mangiare grilli e gli altri dieci insetti lì permessi. Arriveranno freschi e anche, credo, sotto forma di prodotti industriali. In Belgio si vendono anche hamburger fatti con farine di insetti».

Sarà da vedere come reagiranno i visitatori dell’Esposizione universale. Secondo un’indagine Doxa, presentata all’Expo nell’ambito di un convegno organizzato da Coop (vedi questo articolo precedente - ndr), il 44 per cento del campione degli intervistati italiani si è espresso favorevolmente a provare in futuro insetti. Per i vacanzieri che sono in giro per il mondo, intanto, sul sito edibleinsects, sviluppato dalla Società Umanitaria con il Salone Internazionale della Ricerca, Innovazione e Sicurezza Alimentare, viene proposto un tour per i vari ristoranti del mondo dove si può sperimentare una cenetta a base di insetti. Per restare in Europa, al Noma di Copenaghen, considerato tra i migliori ristoranti al mondo, si possono assaggiare Live ants with crème fraîche o il Garum di cavallette (una salsa di pesce fermentata con orzo, cavallette, larve di scarabeo e sale). Al ristorante Aphrodite di Nizza lo chef stellato David Faure propone interi menù, dall’antipasto al dolce, basati su insetti. E prepara delizie come la farina di vermi grigliata con zucca e polenta al gusto di nocciole e arachidi, e un dolce di pastafrolla con grilli e farina saracena. A Berlino, al Never Never Land «Outback», si servono locuste croccanti o ricoperte di cioccolato. A Parigi, al Festin-Nu, Elie Daviron, giovane chef, offre nel suo bistrot aperitivi a base di insetti (cavallette, cimici, vermi e coleotteri fritti, in salsa agrodolce o saltati in padella) e salse speziate. A Londra due indirizzi sicuri per gli entomofagi sono Ento e l’Archipelago Restaurant. Nella Grande Mela, a New York, il Toloache, ristorante messicano, propone i chapulines tacos, impilati con insetti crunchy, cipolle saltate e jalapeños, il tutto avvolto nelle tortilla.