Sempre più italiani comprano alimentari online, l'e-commerce non è ancora a livelli europei, ma ha tassi di crescita molto elevati. Manca ancora una cultura per l'acquisto a distanza

Cresce il commercio online di prodotti alimentari, ma il mercato italiano presenta caratteristiche sue particolari che lo differenziano da quello europeo e che spingono verso una sinergia tra fisico e virtuale. Il settore alimentare è classificato tra quelli emergenti nel campo dell'e-commerce, degli acquisti effettuati online. A dirlo è stato Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, nel corso di un appuntamento - “Social? Mobile? Multicanalità? Sì, ma sono servizio e convenienza la linfa dell'eCommerce in Italia” - in cui è stato presentato uno studio condotto dall’Osservatorio eCommerce B2c (Business to consumer) promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, secondo cui il valore complessivo degli acquisti online in Italia, in questo 2015, ha raggiunto i 16,6 miliardi di dollari, 2,2 in più rispetto all'anno scorso. Il tasso di crescita più alto nei paesi occidentali, tra l'altro. Di questi, 377 milioni, pari al 2 per cento del valore totale, sono del Food&Grocery, dell'alimentare.

L'italiano compra online con una modalità tutta sua, diversa dagli altri europei

Il mercato e-commerce B2c resta ancora sbilanciato sui servizi, che valgono il 60 per cento dell’acquistato online, tuttavia «l’acquisto online di prodotti cresce a un tasso più elevato (+21 per cento) rispetto all’acquisto di servizi (+12 per cento) e così il paniere italiano si sta conformando a quello rilevato nei principali mercati occidentali», ha affermato Riccardo Mangiaracina, direttore dell'Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano. E quando si parla di prodotti, a fare la parte del leone è proprio il settore alimentare. L’acquisto di cibi e bevande (vino compreso) rappresenta oggi il 3 per cento circa delle vendite da siti italiani e viene considerato uno dei settori più dinamici nel panorama dell’eCommerce B2c italiano.

Questi sono i numeri, ma come vengono letti ed interpretati? I commenti non sono tutti positivi al cento per cento. C'è che ritiene, per esempio, che si parli tanto di cibo, ma alla resa dei conti solo il 3 per cento di quanto si compra online è food. Secondo Roberto Liscia, di Netcomm, uno dei promotori della ricerca, «13,5 milioni consumatori cercano nei negozi fisici prodotti che hanno visto online nelle settimane precedenti». Allo stesso tempo, però, si osserva anche la dinamica opposta, un fenomeno che tecnicamente viene definito info-commerce, che è il cercare informazioni online mentre si valuta un prodotto in un negozio.

Comunque sia, l'assoluto legame tra il mondo virtuale e quello fisico, tra il negozio su internet e quello con muri, porte, scaffali, dove la merce si può vedere, toccare, odorare, è uno dei punti fondamentali che distinguono il nostro mercato da quello europeo. Lo studio conclude, infatti, che «l'Italia va a tutto ecommerce, ma tradizionalmente». Una realtà riconosciuta anche da un esperto indiscusso come Salvatore Pittera, e-commerce manager di Eataly, secondo il quale è «fondamentale fare leva su sinergie tra store fisico e store virtuale, proprio per rispondere a questa caratteristica tutta italiana».
Un'altra caratteristica tutta italiana è che il fattore principale per l'acquisto, più che il canale, la modalità di vendita, sia la conoscenza del brand, del venditore: per questo diventa fondamentale il cosiddetto storytelling, ovvero la narrazione, il saper raccontare una storia, illustrare cosa c'è dietro quella bottiglia di vino o di olio, o quel formaggio o dolce. Un fattore, quello della narrazione, che molti operatori dell'e-commerce ritengono non ancora adeguatamente sviluppato dalle aziende.

Allo stesso punto, viene sottolineato come la convenienza, la qualità e la capacità di comunicare con il cliente siano i tre pilastri dell'e-commerce nel settore del food. Come ha voluto rimarcare Michele Simone di Ebay: “I venditori devono offrire personalizzazione e possibilità di comunicare con venditore”. Queste le indicazioni dei ricercatori: gli operatori sapranno farle proprie?