Borgo Antico San Vitale, nel cuore della Franciacorta, è un luogo rinato come centro di produzione di grappe e liquori grazie alla famiglia Gozio

Dici Franciacorta e pensi all’area verde e collinare a sud del Lago d’Iseo, che vanta una storia millenaria per la viticoltura ed è oggi rinomata per i suoi spumanti metodo classico. Nel cuore di questa regione si trova un luogo suggestivo, Borgo Antico San Vitale, considerato uno dei beni culturali più significativi del territorio franciacortino. Un posto dove si intrecciano storia, archeologia, arte, cultura, religione e vino.

Si tratta, infatti, di un antico complesso architettonico abbandonato e rinato dopo ben dieci anni di ristrutturazione come distilleria artigianale nonché centro internazionale per la ricerca su grappe e liquori. Il merito di aver fatto rivivere quello che fino al 2001 erano solo degli antichi ruderi si deve alla famiglia Gozio, giunta alla quinta generazione come distillatori e proprietaria dal 1901 delle storiche Distillerie Franciacorta con sede a Gussago.

Grappa, vino e buona cucina per la rinascita di Borgo Antico San Vitale

Borgo Antico San Vitale si trova nella frazione di Borgonato (località citata per la prima volta nell’879 in un documento imperiale di Carlomanno), comune di Corte Franca. Luoghi che paiono sperduti, ma poi vedi i nomi delle grandi aziende spumanticole intorno e tutto appare più familiare.

Il complesso è sorto in passato intorno a un nucleo religioso, costituito dalla chiesa di San Vitale di origine altomedievale, longobarda, che nel tempo, fino al ‘700, ha avuto almeno quattro riedificazioni, cui si aggiunge la canonica seicentesca e gli edifici rustici. Lo straordinario recupero, finanziato dalla famiglia Gozio, è avvenuto con la collaborazione delle soprintendenze per i beni archeologici e architettonici e il Comune di Corte Franca: il risultato è un sito di grande fascino, esempio di perfetta integrazione con il territorio.

Il complesso storico si snoda a pian terreno in un percorso museale dedicato alla storia dell’acquavite con degustazione guidata (per prenotazioni rivolgersi si può andare sul sito). Ai piani alti, dove spiccano gli stemmi araldici di Bartolomeo Colleoni, sono stati invece ricavati spazi dedicati alla ristorazione. E che ristorazione! Si trova, infatti, il ristorante una stella Michelin Due Colombe al Borgo Antico, guidato da Stefano Cerveni.

Parte della vecchia chiesa, con lo spazio presbiteriale e l’abside che lasciano intravedere ancora degli affreschi e i resti delle fondamenta medievali che si aprono nel pavimento a bella vista, è stata valorizzata per creare un luogo adibito a manifestazioni culturali e artistiche, concerti, meeting aziendali: ma è anche una poetica location per banchetti e matrimoni, con la possibilità di beneficiare nella bella stagione dello spazio verde esterno.

Il progetto ha visto poi la costruzione di un edificio ex novo sull’area dell’antico cimitero, una distilleria artigianale. Alambicchi in rame moderni si affiancano a quelli d’epoca. Dal piano terra si scende nella fresca cantina a volta su colonne. Il fascino è nelle botti di rovere, da quelle invecchiate dove la grappa riposa un anno, a quelle destinate alla riserva che riposano almeno per 18 mesi. Sempre nella cantina si trova un centro per l’analisi sensoriale dove si tengono anche corsi di degustazione. «Si dice che la grappa sia un prodotto per uomini – racconta Anna Gozio che cura l’aspetto di marketing e comunicazione – ma non è più così. Io faccio parte dell’associazione Donne della grappa che mira a fare conoscere questo prodotto anche a un pubblico femminile. La tendenza è cercare un prodotto sempre più fine, come l’acquavite di castagne, che abbiamo prodotto da qualche anno grazie alla collaborazione con il consorzio castagna della Valle Camonica. È più dolce e profumata e cattura anche le donne».

La distillazione era probabilmente conosciuta presso le antiche civiltà mediorientali, sicuramente presso la civiltà minoica e micenea. E in Italia rimanda al monachesimo benedettino e cluniacense che nel Medioevo era noto per questa attività: «Monaci e Franciacorta hanno sempre avuto un rapporto stretto» ricorda l’enologo Luigi Odello. Ma a Borgo San Vitale l’arte nobile e antica della distillazione, la magia alchemica con cui dalle vinacce, attraverso gli alambicchi, nascono pregiate grappe, continua nei secoli ma è proiettata nel futuro. Qui infatti ha sede il Forum acquavitae, primo centro internazionale di ricerca dedicato alla scienza dei distillati (il comitato scientifico è composto da docenti e ricercatori) dove tra l’altro si sperimentano nuovi prodotti. «C’è una nuova rinascita dopo un periodo di calo – spiega Sabrina Gozio, enologo – Si cercano grappe più fini, gusto morbido e monovitigno sebbene il grado alcolico si mantenga a 38-40 e si va oltre la consueta correzione al caffè. Piace la grappa barricata e con profumi. La riserva, che sta minimo 18 mesi in barrique, acquisisce note speziate, colore vanigliato rispetto a quella bianca. Le vinacce Franciacorta possono essere blend, Pinot Nero, Chardonnay, ma anche Merlot, o monovitigni. Molta attenzione viene data poi al packaging, con la bottiglia ad ampolla. Il bicchiere è fondamentale: quello a tulipano esalta i profumi. La grappa si accompagna con pasticceria secca, frolle, anche il cioccolato: il barricato, che ha note anche di tabacco, si sposa con quelle del cacao».

Una distilleria, va ricordato, chiude virtuosamente il ciclo che parte dal vigneto. Nulla si butta via. «Lavoriamo il 90 per cento delle vinacce della Franciacorta – sottolinea Anna Gozio – Distillerie Franciacorta è tra le prime aziende imbottigliatrici di grappe in Italia: dalla lavorazione di 40mila quintali di vinacce ogni anno produciamo circa 300mila bottiglie di distillati. E le vinacce esauste le rivendiamo per la produzione di biogas. Alcuni dei nostri prodotti sono destinati ai canali horeca – aggiunge Anna – come per esempio le grappe con il brand Borgo San Vitale. Altri invece, tra cui lo storico marchio Piave acquisito dalla famiglia, sono per la grande distribuzione».

Nella Boutique del Borgo si può acquistare un’ampia gamma di prodotti, dalle grappe monovitigno di Chardonnay o Pinot Nero, a quelle di acquavite di castagne o alla liquirizia, alle barricate. Tra questi spicca l’Amaretto Gozio che ha un grosso mercato negli Usa e piace a un pubblico più femminile (24 gradi), la grappa Piave e il Brandy René Briand invecchiato per oltre tre anni in botti di rovere.

Va ricordato che il nome Franciacorta è stato utilizzato commercialmente per la prima volta dalla famiglia Gozio con la fondazione nel 1901 delle Distillerie Franciacorta, a Gussago. Apparve sul liquore Nocino, ancora oggi uno dei tantissimi marchi distribuiti. Allora, però, non significava nulla per la popolazione, anche se la prima testimonianza del suo utilizzo in un documento ufficiale risale al 1277.

La famiglia possiede anche una terza realtà produttiva: la Cantina Castello di Gussago. Adagiata ai piedi del colle della Santissima, dal 2007 produce vini Franciacorta Docg e Curtefranca Doc che nascono dal recupero di vigneti terrazzati: 18 ettari, 100mila bottiglie, qualità estrema. «I nostri spumanti stanno sui lieviti almeno 24-30 mesi – afferma con orgoglio Sabrina Gozio – Da quest’anno abbiamo convertito tutti gli ettari al bio e nel 2018-2019 arriveranno i primi spumanti Franciacorta certificati biologici. Per la salvaguardia ambientale abbiamo aderito al progetto Ita.ca (Italian wine carbon calculator) per il monitoraggio delle emissioni di Co2 dell’intero ciclo produttivo. E siamo anche impegnati nel progetto nazionale Biopass (Biodiversità, Paesaggio Ambiente, Suolo e Società) per lo sviluppo della biodiversità e della sostenibilità in viticoltura, con l’obiettivo di migliorare le strategie agronomiche e la qualità dei prodotti e diminuire gli impatti ambientali».

Borgo Antico San Vitale è stato recentemente individuato come Punto Fai dalla Delegazione di Brescia per l’italianità del suo profilo, la salvaguardia della storia e dell’economia artigiana e per essere bene culturale di pregio dopo l’attenta azione di restauro. In occasione delle Giornate Fai di Primavera 2016, venerdì 11 marzo è in programma una cena al ristorante stellato Due Colombe Borgo Antico San Vitale, dove si potrà degustare l’alta cucina dello chef Stefano Cerveni (durante la cena saranno battute all’asta opere d’arte contemporanea, il contributo di partecipazione è di 60 euro). Motivo in più per farsi tentare da questo luogo ammaliante.