Le distillerie Branca sono un simbolo di Milano, per i 170 annni hanno creato il più alto murale d'Italia, un'opera di 55 metri nel centro della città

Come nel famoso quadro di Umberto Boccioni, «La città che sale», Milano continua a eccellere per dinamismo e a crescere in altezza. Lo scorso due dicembre lo skyline meneghino si è colorato di un’opera originale: il più alto murale d’Italia, e tra i più alti d’Europa, decorato su una ciminiera che svetta per 55 metri. L’iniziativa è dell’azienda Distillerie Branca, che ha voluto festeggiare i 170 anni di storia. E ha incaricato il collettivo artistico milanese Orticanoodles, un duo di fama internazionale che fa street art e originario del quartiere milanese dell’Ortica, di dipingere la ciminiera dello storico stabilimento. I disegni pittorici richiamano l’alchimia delle 27 erbe che hanno reso Fernet-Branca famoso in tutto il mondo, compresa la sua aquila. La Ciminiera Branca si aggiunge alla Torre Branca, un simbolo della capitale lombarda. Costruita da Giò Ponti nel 1933, è stata ristrutturata dai Fratelli Branca e resa agibile dal 2002. Con i suoi 108 metri è il punto più alto di Milano nel Parco Sempione. La suggestiva terrazza panoramica è raggiungibile con un ascensore e la «mini Tour Eiffel» viene utilizzata per celebrazioni di momenti speciali, party e aperitivi.

Sono ben 27 le erbe che compongono l'amaro Fernet-Branca

«Città e azienda si fondono in un progetto unico che cambia lo skyline urbano – ha commentato Niccolò Branca, presidente e amministratore delegato di Fratelli Branca Distillerie – L’opera è anche un esempio di pittura collaborativa: i dipendenti e i membri della famiglia Branca sono stati parte integrante di questa iniziativa e hanno, infatti, contribuito a dipingere il motivo composto da radici colorate sul muro sottostante la ciminiera, dove ognuno ha poi apposto la propria firma, a simboleggiare le radici dell’azienda e della sua storia. Milano e le nostre radici profondamente italiane – ha sottolineato – sono un’altra chiave di successo. Confermare lo stabilimento e la produzione nel centro della città è una scelta controcorrente rispetto alle logiche della moderna idea d’industria. In un mercato che vede nella delocalizzazione l’unica possibilità di sopravvivenza, resistere e rimanere al proprio posto, accettando i rischi che comporta tale scelta può sembrare una sfida. E se anche lo fosse, sarebbe una sfida finora sempre vinta».

L’azienda milanese Fratelli Branca Distillerie ha una storia secolare. Comincia nel 1845, quando Bernardino Branca e i suoi tre figli iniziarono l’avventura che portò nel mondo il primo e più famoso prodotto dell’azienda, il Fernet-Branca. Un bitter preparato con erbe e radici provenienti da quattro continenti, la cui formula, tuttora segreta, ha dato vita a un benefico elisir tanto da essere stato venduto a lungo nelle farmacie. Le 27 erbe che compongono l’amaro, dal colore bruno, provengono da quattro continenti: l'aloe dal Sud Africa, il rabarbaro dalla Cina, la genziana dalla Francia, la galanga dall'India o dallo Sri Lanka, la camomilla dall'Europa e dall'Argentina. Fiori, radici, piante ed erbe vengono elaborati in infusi alcolici, estratti e decotti e la miscela riposa almeno un anno in botti di rovere per affinare ed esaltare le componenti aromatiche. Una volta pronto, il liquore si gusta in modo versatile, dall’aperitivo al dopo cena. In Argentina, dove il Fernet è un drink di culto, spopola il Fernandito, un cocktail con Fernet-Branca e Cola.

«L'Italia è un paese con una vasta e caratterizzante produzione di amari – ha ricordato Branca – Gli amari sono individualisti, fuori dagli schemi, ognuno con una personalità unica e irripetibile. E un Paese come il nostro non poteva che avere così tanta ricchezza di gusto e tradizione. Oggi sono nati centinaia di bitter, spesso cloni tra di loro e con la funzione di aromatizzare i cocktail, ma un bar non può prescindere dal Fernet. Il perché lo si spiega con una sua caratteristica unica tra i bitter: la possibilità di essere consumato sia “straight” sia come caratterizzante di un drink. Il fascino degli amari, prodotti ricchi di storia, di valori e di proprietà benefiche – ha aggiunto – ha spinto i bartender ad allargare le proprie conoscenze su erbe e altri elementi botanici, a proporne il consumo come basi di drink, sdoganandoli da un preconcetto che identificava l'amaro come semplice dopo pasto. In miscelazione il Fernet-Branca rappresenta così oggi la spina dorsale di alcuni cocktail come l’Hanky Panky, il Toronto o il Savoy Corpse Reviver, ma è anche, grazie al suo vasto spettro botanico, uno dei bitter preferiti da tutti i barman che vogliono arricchire e personalizzare qualsiasi loro ricetta. Senza dimenticare che è piacevolissimo anche in un long drink accompagnato da Ginger Beer, Cola o Chinotto».

Visitando i mille metri quadri del Museo Branca, annesso all’azienda, si può ammirare una parte delle cantine del complesso produttivo che custodiscono le oltre 500 botti di rovere di Slavonia per la maturazione del Fernet-Branca e l’invecchiamento del brandy Stravecchio. L’internazionalità è da sempre il suo carattere distintivo. Già dal 1860 Fernet-Branca era presente in diversi mercati mondiale, dall’Europa agli Usa al Sudamerica.

Da non perdere, nella visita al Museo, oltre all’area erboristeria, lo straordinario archivio di manifesti pubblicitari tra Ottocento e Novecento, emblema del pionierismo Branca nel campo della réclame (già nell’Ottocento l’azienda fece le prime campagne pubblicitarie in lingua straniera, non solo in francese ma persino in arabo e in russo). Tra questi si ammira il manifesto che diventò poi logo dell’azienda, realizzato nel 1893 dall’illustratore Leopoldo Metlicovitz: un globo terracqueo sorvolato da un’aquila che tiene tra i suoi artigli, quasi come una conquista, la bottiglia di Fernet-Branca, depositandola in ogni parte del mondo.

Branca conta oggi 250 dipendenti e una presenza capillare in 160 Paesi in tutto il mondo. La politica di acquisizioni di brand e partnership hanno portato a un variegato portafoglio prodotti che si è allargato anche ai vini con il Chianti Classico Docg Villa Branca e lo spumante Bellarco. Un grande successo è stato Brancamenta (1965) che pare sia nato ispirandosi al vezzo di Maria Callas di farsi aggiungere delle foglioline di menta al Fernet. L’elenco comprende oggi anche Stravecchio Branca, Caffè Borghetti, Grappa Candolini, Grappa Sensèa, Punt e Mes, Carpano Classico e Bianco, Antica Formula, Sambuca Borghetti, il distillato premium Magnamater, la vodka Sernova e l’ultimo nato, Carpano Dry. Il leitmotiv aziendale «Novare serbando» (rinnovare conservando) continua a essere vincente.