Dieta Mediterranea poco seguita, bassi consumi di pesce, frutta e verdura: i risultati della ricerca di Curare la Salute, realizzata da GfK-Eurisko

A parole gli italiani la seguono, alla prova dei fatti non è così. Stiamo parlando della Dieta Mediterranea, dal 2010 riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’Umanità. Solo due italiani su dieci consumano il giusto quantitativo di frutta e solo tre su dieci quello corretto di verdura; il pesce è quasi assente dalle tavole: solo un italiano su tre mangia i quantitativi raccomandati e solo uno su due rispetta quelli per la frutta a guscio. Un Italiano su due (54 per cento), inoltre, beve meno di 1,5 litri di acqua al giorno, percentuale che si abbassa tra le donne over 50.

Gli italiani la conoscono, ma non seguono la Dieta Mediterranea

Sono questi alcuni dei dati, preoccupanti, emersi da una rielaborazione che GfK Eurisko ha effettuato partendo dagli oltre 15mila test compilati sul sito www.curarelasalute.com e presentati in anteprima al congresso scientifico Spazio Nutrizione di Milano. La campagna Curare la Salute è un’iniziativa che nasce con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la popolazione sull’importanza di prendersi attivamente cura di sé, partendo dall’alimentazione e da uno stile di vita virtuoso. Promossa con il contributo di Pfizer Consumer Healthcare, è patrocinata da Adi, Federfarma, Fofi, Simg e Centro Studi e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano.

«Sono stati elaborati quasi seimila questionari compilati online tra febbraio e aprile 2016 dagli italiani sopra i vent’anni – spiega Stefania Fregosi, direttore delle ricerche quantitative del dipartimento health care di Eurisko – È una parte omogenea, tra maschi e femmine, dei circa 15mila test della piramide alimentare compilati finora complessivamente. Sebbene gli italiani dicano nel questionario di avere uno stile di vita corretto e attivo, di introdurre la giusta quantità di frutta e verdura, e anche variegata, il risultato è in realtà diverso. Dalle risposte si evidenzia che solo due italiani su dieci mangiano la corretta quantità di frutta al giorno e solo tre sue dieci quella di verdura (tra le donne i consumi più bassi): di conseguenza si è lontani dalle cinque porzioni giornaliere raccomandate dall’Oms. Latte e latticini – prosegue – sono un altro alimento carente nella dieta degli italiani: solo il 20 per cento ha un corretto apporto nutrizionale, mentre addirittura il 20 per cento non beve latte. Solo uno su tre, inoltre, mangia pesce più di una volta la settimana, prevalentemente al Nord con istruzione più elevata, un deficit che è più evidente in giovanissimi e anziani: due italiani su tre lo mangiano solo una volta la settimana o mai. C’è anche un’insufficienza nel consumo di uova, anche se meno marcata rispetto ad altri alimenti: tre su dieci non mangiano il giusto quantitativo e uno su quattro non ne mangia mai. Circa l’88 per cento degli italiani – conclude – si dichiara molto attento all’alimentazione e il 60 per cento afferma di seguire la Dieta Mediterranea, ma poi il comportamento non corrisponde. Per quanto riguarda gli eccessi, invece, tendenzialmente c’è un surplus di consumo di carne rossa, in alcune fasce, e di zuccheri, soprattutto tra le donne».

«L’assunzione corretta di latte e derivati – sottolinea il professore Michele Carruba, direttore del Centro Studi e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano – è particolarmente importante soprattutto per la popolazione over 60, le cui ossa sono più fragili. Dalla ricerca risulta anche che il 21 per cento della popolazione italiana non ha un corretto apporto di Vitamina D, micronutriente fondamentale per la salute delle nostre ossa e del nostro sistema immunitario, che dovrebbe essere garantito, oltre che con l’esposizione al sole, grazie anche all’alimentazione. I dati – aggiunge – evidenziano come la dieta degli italiani sia povera anche di Omega3, acidi grassi che contribuiscono al corretto funzionamento del cuore, a mantenere normali la pressione sanguigna e il corretto livello dei trigliceridi nel sangue».

La scoperta dei benefici della Dieta Mediterranea si deve a un americano, Ancel Keys. Fu, infatti, questo fisiologo a mettere in relazione le basse incidenze di malattie cardiovascolari riscontrabili nelle popolazioni del bacino del Mediterraneo, a partire dagli abitanti del Cilento, Salento e dell’isola di Creta, con le tradizionali abitudini alimentari. La dieta, che venne elaborata sulla base di numerose osservazioni, fu diffusa per la prima volta nel 1945. E sosteneva il basso consumo di carne e grassi saturi, e l’alto contenuto di prodotti vegetali, frutta e verdura, ricchi di componenti nutraceutici bioattivi, oltre a un buon consumo di grassi polinsaturi e cereali integrali. Dai dati della ricerca Eurisko l’Italia sembra aver imboccato un percorso pericolosamente diverso. E intanto il recente rapporto Osservasalute dice che nel 2015, per la prima volta nella storia, l’aspettativa di vita degli italiani si è ridotta rispetto all’anno precedente: 80,1 anni per gli uomini, 84,7 per le donne. Nel 2014 erano rispettivamente 80,3 e 85,0. Un altro segnale d’allarme.