Il sottosegretario all’Economia Paola De Micheli rassicura i consumatori: «Un trattato commerciale come il Ttip non può modificare i regolamenti europei». Governo in prima linea nella lotta alle agromafie, contraffazione e italian sounding. Per l’agricoltura biologica in arrivo fondi per 1,5 miliardi

Onnipresente agli eventi di Expo, Paola De Micheli, piacentina, ex imprenditrice agricola, 41 anni, e sottosegretario all'Economia risponde con determinazione alle domande che le abbiamo rivolto su alcune questioni «calde» che riguardano l’agricoltura e che hanno un forte impatto sull’economia nazionale.

La Settimana del pomodoro a Expo ha portato a un protocollo d’intesa tra i diversi distretti del Nord e del Sud Italia ed è stata suffragata da un grande evento mediatico concluso con il Guinness della pizza più lunga al mondo. Come giudica questi risultati?
«Gli obiettivi che ci eravamo prefissi per la Settimana Mondiale del Pomodoro a Expo sono stati raggiunti. Volevamo raccontare una storia di successo nel campo dell’agroalimentare italiano, quella dell’industria del pomodoro, una delle filiere più internazionali del nostro Paese. Ma volevamo anche stabilire una nuova alleanza fra i distretti produttivi dell’“oro rosso” perché, pur nella logica della libera competizione, occorrono azioni di sistema per affrontare una sfida di mercato sempre più globale. E l’accordo stipulato davanti al ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, è stato un passo certamente importante nella direzione giusta. La pizza del Guinness è stata l’evento clou di una settimana molto intensa, un’impresa veramente enorme per la sua complessità e le forze messe in campo, ma alla fine ci siamo riusciti e credo sia stato un grande successo per gli organizzatori, oltre alla Settimana Mondiale del Pomodoro, l’azienda La Pizza + 1 e la nazionale dei pizzaioli, e anche per Expo».

Expo è una vetrina del made in Italy, che effetto potrà avere sul Pil e sulle esportazioni italiane?
«Partiamo dagli incoraggianti dati Istat su conti economici trimestrali che hanno registrato un più 6 per cento in valore aggiunto nel settore agricolo e pesca. In questo quadro Expo è fondamentale per rafforzare partnership con altri Paesi e rappresenta una piattaforma formidabile di scambi di conoscenze e di tecnologie».

Oggi l’export agroalimentare vale 34 miliardi. Il ministro Martina, sostiene che si potrà arrivare nei prossimi cinque anni a 50 miliardi. Come sta lavorando il governo per migliorare la connessione tra offerta italiana e domanda internazionale?
«Intanto guardiamo anche al recente passato, perché occorre sottolineare un trend di crescita negli ultimi anni, con l’export agroalimentare aumentato del 70 % in un decennio. Da gennaio ad aprile abbiamo esportato agroalimentare per 11,9 miliardi di euro e grazie al piano d’internazionalizzazione avviato con il ministero dello Sviluppo Economico, nei prossimi tre anni investiremo oltre 70 milioni di euro per la promozione, migliorando la capacità di fare squadra, senza disperdere in mille rivoli le risorse».

Parliamo di risvolti negativi. Si stima che il business dell’agromafia sia di oltre 15 miliardi l’anno, un danno enorme per le nostre imprese e l’economia. Che cosa fa il governo per contrastare questo fenomeno?
«Su questo tema il governo mantiene alta la guardia, lavorando per un maggior coordinamento contro le mafie. Detto questo, voglio ricordare che il sistema italiano di controlli è considerato tra i migliori al mondo: sono oltre 110 mila quelli effettuati solo nel 2014, per 60 milioni di euro di merce sequestrata. Da parte del ministero delle Politiche agricole c’è un impegno e costante per garantire concretamente il rispetto della legalità in tutti i passaggi della filiera».

Un altro problema è l’italian sounding, prodotti che sfruttano l’assonanza con alcuni marchi di successo italiano nel mondo causando 60 miliardi di danni al sistema. Come lo si combatte?
«Ricordiamo che il ministero per le Politiche agricole è il primo ad aver siglato un accordo con le piattaforme web eBay e Alibaba per contrastare i falsi alimenti e tutelare le denominazioni Dop e Igp (271 nel settore cibo, 523 in quello del vino). Sono state bloccate su Alibaba circa 5mila tonnellate di falso Parmigiano in una sola operazione. Inoltre grazie alla norma ex officio, contenuta nel “Pacchetto qualità” approvato dal Parlamento europeo lo scorso anno, abbiamo messo in campo uno strumento concreto per bloccare fenomeni di contraffazione anche all’interno dei confini europei».

Coldiretti ha, poi, denunciato che a livello internazionale la mafia e i termini che la evocano sono diventati una sorta di brand su cui le aziende puntano per vendere prodotti agroalimentari simil-italiani. Dal caffè Mafiozzo, ai dolcetti CandyMafia, alla ‬Sauce Maffia. E alcuni di questi prodotti sono made in Ue. Perché non si «battono i pugni» in Europa?
«Come dimostrano le azioni che ho elencato, ogni giorno governo e ministero lavorano per proteggere i consumatori e tutelare migliaia di produttori onesti che con fatica e passione contribuiscono al successo del made in Italy nel mondo. Anche sulla questione dei brand stiamo affrontando il problema con determinazione per difendere fino in fondo la qualità dei nostri prodotti e anche il loro “buon nome”».

Secondo l’Istituto per il commercio l’accordo di libero scambio commerciale tra Ue e Stati Uniti, il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), potrebbe incrementare le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti anche di 5,6 miliardi, e creare fino a 30mila nuovi posti di lavoro nell’arco di tre anni. C’è però un fronte del «no», si temono rischi per la sicurezza alimentare, visto che i prodotti americani ammettono l’utilizzo di ormoni e antibiotici nella carne, e si paventa l’invasione di Parmesan e affini. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa intesa?
«Un trattato commerciale non può modificare i regolamenti Ue che restano in vigore anche in tema di sicurezza alimentare. E l’Europa, a fronte di un importante accordo economico con gli Stati Uniti, continuerà a difendere la qualità tutelando le nostre tipicità».

Quando l’accordo sarà sottoscritto e diventerà vigente, come l'Italia potrà agire per proteggere i propri prodotti e i consumatori? Chi avrà l'onere dell'informazione al consumatore nel caso di disponibilità di prodotti americani che utilizzano Ogm, ormoni e altre pratiche che in Italia sono vietate?
«Ribadisco, per entrare in Ue questi prodotti dovranno sottostare alle norme europee vigenti».

L’Italia è leader anche per le biodiversità. Oscar Farinetti sostiene che non sappiamo valorizzare ed esportare le migliaia di varietà che abbiamo. E in Cina, afferma, ci sono 1.800 supermercati Carrefour ma nessuno italiano. Da ex imprenditrice agricola, cosa ne pensa?
«È un tema cruciale quello della piena valorizzazione dei nostri prodotti e della loro varietà, proprio in questa direzione va il “Piano Made in” che vede coinvolti i ministeri dello Sviluppo Economico e delle Politiche agricole. Inoltre l’Italia investe sul biologico, così come investe sulla sostenibilità complessiva del modello agricolo. Fino al 2020 investiremo per il sostegno all’agricoltura biologica più di 1,5 miliardi di euro dei piani di sviluppo rurale dei nuovi fondi europei. Stiamo lavorando infine per incentivare le piattaforme distributive dei nostri prodotti anche nei Paesi lontani».

Il rilancio dell'agricoltura e della filiera a essa legata possono essere il volano per far ripartire il sistema Italia?
«Assolutamente sì. Il governo e il ministro Maurizio Martina hanno messo in campo una serie di misure coordinate che individuano il settore agricolo come uno dei capisaldi del rilancio del nostro Paese sulla scena economica europea e globale. Intanto con la riscoperta dell’agricoltura da parte dei giovani per favorire anche il ricambio generazionale, e ancora azioni sulla semplificazione amministrativa, per sostenere la piccola e media impresa agricola. Grazie a Expo il 2015 può davvero essere l’anno per un decisivo cambiamento di passo nel settore».