In Valchiavenna sono una istituzione del territorio, la Sagra dei Crotti vuole far conoscere cosa significano per la comunità attraverso la loro storia, il cibo e il vino. Appuntamento per il 6 settembre e per il fine settimana successivo

La tradizione. La storia. I legami tra un territorio e le sue genti. Ieri, oggi e domani. Tutto questo, ma anche molto altro, è la Sagra dei Crotti di Chiavenna, in provincia di Sondrio. Giunta alla sua cinquantaseiesima edizione, la manifestazione-principe della valle percorsa dalla Mera si appresta ai blocchi di partenza e a rinverdire i fasti dei Crotti (grotte che presentano un ventilazione naturale, usate per stagionare formaggi e salumi) domenica 6 settembre e poi ancora il fine settimana successivo, dall'11 al 13 settembre.

Tradizioni e legami con il territorio, dicevamo. Cosa esattamente significhi, la sagra, per Chiavenna e la sua valle ce lo racconta Giorgio Maraffi, Presidente del Comitato organizzatore. «Storicamente – spiaega – il crotto è l'elemento fondante di tutto questo territorio. Centrale anche per gli eventi civici, perché dal crotto sono nate molte tradizioni, qui si è formata la storia della valle e dei suoi paesi, sono nati ricette e piatti, quelli che oggi fanno parte della storia e della tradizione enogastronomica non solo locale ma anche regionale e perfino nazionale».

Pensiamo, per esempio, a eccellenze della produzione agroalimentare italiana come la bresaola – o brisaola, come amano dire qua in Valchiavenna – o i gnocchetti chiavennaschi.

«Per la comunità di Chiavenna – continua Maraffi – il crotto è da sempre il simbolo dell'unione, della comunità, della convivialità, della condivisione. Si tratti di passare qualche ora in compagnia di parenti e amici, o di trattare questioni importanti della vita cittadina, è al crotto che la comunità si manifesta, si cementa e cresce».

I crotti, come luogo di ritrovo per la comunità, esistono da centinaia di anni e da sempre si beve e mangia con i prodotti del territorio

I crotti sono dunque un simbolo, la cui nascita risale a secoli fa, come testimoniato da una frase ritrovata nel crotto Giovanantoni a San Giovanni in Chiavenna: «Si vende vino buono e si tiene scola de umanità». Queste parole furono scritte nel 1781: in Francia c'era ancora Luigi XVI, tanto per dire. I Borboni di Francia non ci sono più da tanto tempo, i crotti sono ancora lì, a riprova della forza della comunità chiavennasca. Una forza espressa dal poeta locale Giovanni Bertacchi, nel 1929: «Anche i crotti, delizia degli enofili e terrore per gli astemi, disseminati per il Mandamento a gruppi, a nidiate, a filari, o appartati come eremiti, tra il nero del sasso e il verde delle viti e dei boschi, anche i crotti, sacri alle agapi domestiche e alle libazioni amichevoli, nei quali, come immani casse armoniche, si accordano, o allegri o patetici, i cori delle nostre convalli, rivelano a chi bene li mediti un loro senso più ideale e più alto…».

E che non si tratti solo di parole, di marketing, di frasi fatte, ce lo dimostrano i numeri che stanno nel cuore della sagra. Perché se il Comitato organizzatore è composto da una ventina di persone, a lavorare alla buona riuscita di ogni edizione sono almeno in quattrocento, forse anche cinquecento. Numeri decisamente impressionanti, che danno l'idea di quanto importante sia, per la città di Chiavenna e i suoi abitanti, questo appuntamento: brisaola, formaggi, sciatt, carni alla pioda o alla brace e vino, sì, ma anche e soprattutto fare comunità e fare cultura. Anche dal punto di vista del mangiare. Ecco, quindi, che attorno al nome della Sagra dei Crotti si radunano singoli, proprietari di crotti, associazioni di volontariato, associazioni culturali, gruppi sportivi, aziende e imprese, negozi e artigiani, istituzioni pubbliche e tutto quanto fa comunità. Come ogni anno, infatti, nel nutrito programma della manifestazione la parte del leone la fa Andémm ai Cròtt, che coinvolge anche i paesi e le comunità limitrofe al capoluogo di valle.

«Andémm ai Cròtt si compone di cinque diversi percorsi – illustra Maraffi – ciascuno con quattro punti, uno per ogni diversa portata, fino a costituire un menù completo». In ogni punto, il visitatore potrà assaggiare una diversa specialità offerta dai vari crotti e, allo stesso tempo, insieme all'assaggio delle specialità locali avrà l'opportunità per conoscere la cultura e la storia della valle e di Chiavenna. Perché ogni crotto ha la sua storia, e le sue storie, e ogni proprietario sarà più che lieto di raccontarle al visitatore. Musei e punti di interesse, poi, sono tutti aperti per una spettacolare opportunità di accoppiare cultura e gastronomia. Un mix all'insegna del vivere bene. «Chiavenna è paese slow life, bandiera arancione per la qualità della vita: si mangia bene, si beve bene e con attenzione, si vive bene» dice con orgoglio Maraffi.

Un paese all'insegna del motto di Expo 2015, “Nutrire il pianeta”, e del principio fondante di Slow Food, per cui la qualità del cibo e dell'alimentazione sono uno dei pilastri per la qualità della vita. Appuntamento quindi con i crotti e le specialità del territorio il 6 settembre e il fine settimana successivo.