La Coop, il più grande gruppo italiano della Gdo, ha lanciato la campagna «Alleviamo la salute» che punta a eliminare gli antibiotici negli allevamenti

Ogni anno nel mondo muoiono 700mila persone per antibiotico resistenza (un fenomeno per cui un batterio diventa insensibile all’azione di un antibiotico), venticinquemila solo nell’Unione Europea (dati Efsa). Alcune stime parlano addirittura di una mortalità che salirà nel 2050 fino a 10 milioni l’anno, quando potrebbe diventare la prima causa di morte per un costo di 100 trilioni di dollari. Numeri da capogiro: Turchia e Grecia guidano la classifica dei maggiori consumatori di antibiotici e la crescita è doppia nei Paesi in via di sviluppo come Cina, Brasile, Russia, India, Sud Africa. Ma anche in Italia i consumi sono cresciuti del 6 per cento nel decennio 2005-2014.

Già coinvolta la filiera avicola dei 1600 allevamenti fornitori, a seguire toccherà a quella bovina e suina

Oms, Efsa, e ministero italiano della Salute hanno da tempo lanciato l’allarme sull’uso non appropriato negli allevamenti, che costituisce uno dei modi della diffusione di ceppi resistenti: l’Italia è al terzo posto nell’Ue per il suo utilizzo in veterinaria. Esistono, infatti, evidenze che dimostrano il possibile trasferimento della resistenza ai batteri tramite l’assunzione di alimenti di origine animale.

Va pertanto elogiata l’iniziativa di Coop che ha lanciato il progetto «Alleviamo la salute»: eliminare o ridurre quanto possibile l’uso degli antibiotici negli allevamenti. Va infatti chiarito che l’eliminazione totale, sempre e comunque, risulta impossibile, ma certamente è d’obbligo la limitazione e un uso razionale.

Si tratta di una vera rivoluzione, perché coinvolgerà 1600 allevamenti in Italia che forniscono la carne a marchio Coop. Il progetto è a step: l’etichetta «Allevato senza antibiotici» è già presente nei prodotti della filiera avicola (faraona, cappone, gran gallo, galletto livornese, pollo all’aperto Fior Fiore, pollo Coop, uova di galline allevate a terra). E prossimamente coinvolgerà le altre filiere, dal bovino al suino.

«Favoriremo le buone pratiche di allevamento basate sul benessere animale e su metodologie innovative di gestione degli allevamenti – ha spiegato Marco Pedroni, presidente di Coop Italia – garantiremo che l’uso degli antibiotici negli allevamenti sia ridotto e limitato ai casi di necessità, eviteremo l’uso degli antibiotici più critici impiegati nelle cure per l’uomo. Occorre partire dagli allevamenti perché generando un’azione virtuosa su questi si arriva a prodotti migliori a scaffale e conseguentemente al consumatore. È un’azione che procederà per step, ma come Coop partiamo avvantaggiati perché abbiamo sempre riposto grande attenzione alla qualità delle filiere zootecniche».

«Ora – ha specificato Pedroni – alziamo ulteriormente l’asticella selezionando i partner migliori per l’attuazione delle buone pratiche. La nostra è un’azione volontaria che ci pone a fianco delle istituzioni sensibili al tema, consapevoli della grande attenzione che c’è tra i cittadini, rispetto alla quale riteniamo sia necessario garantire un’offerta trasparente in linea con la missione di Coop».

Coop, con 8 milioni di soci e 1100 punti vendita e un fatturato che sfiora gli 11 miliardi (dato 2015), è il più grande gruppo italiano nella Gdo. Da sempre è attenta a intercettare le nuove richieste dei consumatori in termini di salute e trasparenza. Da tempo collabora con Lav e Ciwf (Compassion in World Farming) organizzazioni che si battono per il welfare animale. Dal gennaio 2017 ha richiesto ai propri fornitori l’utilizzo di telecamere negli allevamenti e nei macelli. A Milano ha poi aperto l’avanguardistico supermercato del futuro, con l’etichetta trasparente a tutela del consumatore.