Una ricerca Censis per conto di Nestlé ha fotografato il rapporto tra gli italiani e il cibo. Il consumatore oggi è più attento e non guarda solo il prezzo

Se qualcuno pensasse che per un italiano comperare un alimento sia una cosa facile è sulla strada sbagliata. Per la popolazione del nostro Paese il cibo è una cosa seria e negli anni lo è diventato sempre di più. Nestlé ha commissionato al Censis una indagine per scoprire come spendono i loro soldi gli italiani e quali sono i processi che portano all’acquisto, considerando il periodo di crisi e di profonde trasformazioni che la società ha subito e sta subendo.

Gli italiani hanno un approccio molto più complesso all’acquisto, dove entrano in gioco molti fattori

Oggi in Italia c’è un piccolo tesoro, lo posseggono le famiglie che da quando è iniziata la crisi hanno aumentato la propensione al risparmio, soprattutto legata alla paura del futuro. Si parla di qualcosa come 133 miliardi di euro immobilizzati, tenuti da parte in attesa di tempi migliori, ma ogni tanto uno sfizio, soprattutto in campo alimentare, l’italiano se lo toglie. Come è emerso dalla ricerca Censis “Il futuro dell’alimentazione: tra stili di vita contemporanei e nuovi modelli di fruizione”. 
Abbiamo fatto due domande a Massimiliano Valerii, direttore generale dell’Istituto, a margine della presentazione.

Come è cambiata l’esperienza di acquisto di cibo da parte dei consumatori italiani alla luce di questa indagine?
«Siamo passati da una fase precedente in cui l’arbitraggio era tra la qualità del prodotto e il prezzo a una fase molto più complessa, in cui i criteri di scelta tengono in conto tanti e diversi fattori: la trasparenza su quello che mangiano, la qualità in termini di prodotto, la salute alimentare, la praticità di quello che comprano e attenzione alla sostenibilità dei processi di produzione. È quindi un mix di variabili molto più articolato che nel passato».

C’è qualche punto che differenzia l’Italia dal resto del mondo
«Una domanda così sofisticata di prodotti alimentari rende l’Italia unica, i consumatori degli altri paesi hanno atteggiamenti molto più “semplici”. Per esempio soltanto l’1 per cento dei consumatori italiani considera il prezzo come variabile esclusiva di cui tenere conto per comperare, all’estero siamo generalmente intorno a quote del 30 per cento. Questo dice come per il nostro Paese contino molte altre cose rispetto all’atteggiamento semplicistico che prevale all’estero».

Consumatori evoluti
Una interessante fotografia di un consumatore più maturo, che non usa solo il prezzo per scegliere, ma cerca anche altre informazioni. Un mix difficile da districare, ma che porta a esperienze di acquisto nuove, dove lo specchietto per le allodole del prezzo perde parecchio potere, se non viene opportunamente coadiuvato con altre iniziative.

Il consumatore moderno sa quello che vuole, si informa, usa molto la rete, soprattutto se appartiene ai Millenial, ma acquista ancora poco sulla rete. Tendenza questa che è destinate nei prossimi anni a cambiare, allineando il mercato italiano a quello di altri Paesi. Un notevole impulso, secondo Alberto Mattiello, che insegna Digital Innovation all’Università Bocconi ed è tra anime del Jwt Project che studiare l'innovazione tecnologica, lo daranno gli assistenti vocali e gli elettrodomestici del futuro.

Secondo Mattiello gli assistenti vocali, specialmente Alexa di Amazon, saranno una spinta per il commercio elettronico, dove all’utente basterà parlare per attivare un processo di acquisto. Al momento non ancora disponibile in Italia, ma lo sarà presto, soprattutto alla luce dell'accelerazione che questi assistenti digitali hanno sugli utilizzatori.

Il commercio elettronico, se gestito dai produttori in modo intelligente, sarà un’opportunità interessante per il made in Italy che piace sempre di più a livello internazionale, ma non solo. Gli stessi italiani vogliono comperare alimentari tricolori e sono disposti a pagare qualcosa in più se hanno la certezza dell’italianità del prodotto.

I consumatori sono anche disposti ad aprire il portafoglio per comperare prodotti di qualità e sicuri dal punto di vista alimentare. Un altro fattore interessante riguarda la grossa fetta della popolazione che acquista cibi pronti o semipronti, anch’essi sarebbero disposti a spendere di più per confezioni italiane e di qualità. Per rendere felice l’italiano bisogna dunque riuscire a mixare in modo corretto funzionalità, salutismo, sicurezza e qualità, con l’italianità e l’eticità.

Il quadro che emerge da questa ricerca Censis è quello di un consumatore più attento e consapevole, che vuole da quello che porta in tavola qualche cosa in più sotto forma di sicurezza e sostenibilità. Un consumatore che non si preclude nessun canale di acquisto, anzi è disponibile a esplorane di nuovi, soprattutto se è un Millenial. È anche un consumatore curioso, che vuole scoprire nuovi sapori e nuovi piatti: il sushi, per esempio, ha generato nella Gdo un giro d’affari di oltre 31 milioni di euro. I cibi etnici agli italiani piacciono, le contaminazioni a livello gastronomico sono gradite.