È stato uno degli eventi dell’estate 2016 l’8ª edizione del Festival Collisioni. Durante Progetto Vino incontro con Antonio Galloni, fondatore di Vinous

Uno degli eventi più importanti dell’estate è sicuramente il Festival Collisioni, un momento dove arte, cultura, musica e vino si incontrano. Nato nel 2009 è giunto nel 2016 all’ottava edizione. Questa imponente kermesse, nelle cinque giornate in cui si è svolta, ha attirato oltre 100mila visitatori nella città di Barolo, nel cuore del Piemonte sabaudo. Un luogo simbolico per parlare del meglio del vino in Italia, visto che qui nasce il re dei vini tricolori. Il luogo ideale per il Progetto Vino, un momento di confronto e condivisione per parlare al mondo dei migliori vini del Bel Paese, iniziando da quelli piemontesi, perché oltre al Barolo, c’è anche il Barbaresco, il Dolcetto, la Freisa, il Moscato d’Asti, l’Arneis, il Cortese, il Ruchè e molti altri ancora.

Un biglietto da visita per il vino italiano nel mondo

Nei cinque giorni del festival in tutte le piazze di Barolo si sono organizzati concerti, incontri con scrittori, giornalisti, premi Nobel, attori e personalità della musica e della cultura. Fiore all’occhiello di quest’anno il magnifico concerto di Elton John, ma anche quelli di molti altri gruppi e artisti italiani come Negroamaro, Luciano Ligabue, Roberto Vecchioni.

Anche nell’ambito dell’edizione 2016 si è svolto in parallelo l’ormai collaudato Progetto Vino condotto da Ian D’Agata, direttore scientifico di Vinitaly e direttore creativo del Festival Collisioni, con la partecipazione di circa 70 persone tra i critici internazionali, giornalisti, buyer, importatori, sommelier internazionali e nuovi comunicatori

Negli spazi dedicati alle degustazioni e all’approfondimento della cultura enogastronomica, nelle sale dell’Enoteca Regionale del Barolo, del Tempio dell’Enoturista di Barolo e della Tasting Room, si sono svolti ogni giorno seminari e master class, incontri con i produttori, con i consorzi, con molti esperti del vino e sono state degustate in questo contesto più di mille etichette dell’ampio panorama vinicolo italiano. Molte aziende sono state visitate e ogni produttore ha spiegato agli ospiti la sua produzione di vino integrata nel contesto del territorio, sono seguite degustazioni e verticali di alcune tipologie del vino prodotto, vini classici oppure dai vitigni autoctoni in via d’estinzione recuperati negli ultimi anni.

Una opera di acculturazione che ha come primario obiettivo quello di far conoscere tutto quello che c’è dietro un bicchiere di vino, la storia, il territorio, la tradizione. Progetto Vino vuole così tramettere a una platea selezionata tutte queste informazione che a loro volta saranno usate per informare i lettori, compratori, curiosi e appassionati che entreranno a contatto con i partecipanti. Una diffusione non solo in Italia, ma in tutto il mondo, vista la platea che comprendeva invitati dall’Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Cina, Russia. Rappresenti di tutti i principali mercati per l’export italiano del vino.

Antonio Galloni è stato un gradito ospite di questa edizione di Progetto Vino. Si tratta del fondatore e proprietario della rivista americana Vinous, l’unica a livello mondiale dedicata al vino italiano. L’incontro con lui è stato interessante, soprattutto perché ha portato la visione di una terza parte, di uno che guarda con occhi esperti quello che succede nel mondo del vino tricolore.

Antonio Galloni ha raccontato il ricordo del preciso momento quando da bambino i suoi genitori lo portarono in vacanza a Barolo e appena sceso dalla macchina disse: «Questo posto mi piace, sulle strade si sente l’odore di buon vino!». Da grande comincia a scrivere di vino e si specializzo nel vino del Piemonte diventandone poi il più grande esperto di questo territorio.

Nel suo intervento ha affrontato diversi aspetti legati al vino e al suo mercato: «Secondo la mia esperienza, l’Italia deve puntare oggi sulla tipicità dei vini, sul grande patrimonio dei vitigni autoctoni, per differenziarsi da qualsiasi altro vino e dargli la sua identità territoriale all’interno di ogni regione italiana, cosi facendo la concorrenza sparisce perché si ottengono dei vini unici al mondo».

Ha voluto anche dare spazio alle emozioni, così importanti nel mondo del vino, perché per Galloni il miglior vino mai assaggiato non esiste, perché «direi che non esiste un vino in sé per se che mi è rimasto impresso, ma credo che il vino è sempre legato alle persone e mi ricordo con molto piacere alcuni vini degustati in compagnia di alcune persone, perché da sempre il vino è motivo di condivisione, perciò va degustato in compagnia di amici o persone care e va ricordato come un momento piacevole legato ad alcuni momenti della vita».

Ma non ci sono stati solo momenti dedicati ai professionisti, ma anche molte degustazioni rivolte al grande pubblico che hanno avuto un grande successo, registrando il tutto esaurito ancor prima dell’inizio della manifestazione. Con questi momenti si è voluto dare la possibilità agli appassionati di vino sono giunti a Barolo da tutte le parti del mondo, di capire come si degusta un vino, di confrontare i vari vini italiani e di conoscere meglio il vino italiano, attraverso degustazioni guidate da esperti del settore.