Dagli Spagheroni olandesi al Bovizola: due prodotti su tre venduti in Europa come italiani non arrivano dal nostro Paese secondo un dossier Coldiretti

Due prodotti su tre venduti come italiani nei supermercati all’estero non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale e si richiamano falsamente all’italian sounding. La denuncia è di Coldiretti che a Bologna – alla presenza del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e di quello dell’Ambiente Gian Luca Galletti – ha presentato il primo progetto («Cosa mangiano di italiano in Europa»), nato in collaborazione con il Comando Carabinieri Tutela della Salute (Nas), per combattere gli inganni nei confronti dei consumatori europei a danno del made in Italy. Il dossier è stato presentato simbolicamente al Paladozza di Bologna, regione con il primato italiano ed europeo della qualità per il maggior numero di prodotti a denominazione di origine riconosciuti dall’Unione Europea, in concomitanza con la mobilitazione di migliaia di agricoltori.

Dalla lotta al falso made in Italy potrebbero nascere 300mila posti di lavoro in più

Il falso fa il giro dell’Europa: basta un richiamo nel nome all’italianità per far diventare tricolore ciò che non lo è. A cominciare da un prodotto simbolo come gli spaghetti, che diventano Spageti in Slovenia, Spaghete in Romania e Spagheroni nei supermercati olandesi. Ugual sorte per i Makaroni, in vendita nei supermercati britannici e in quelli ungheresi, che diventano Macarone e Macaroni in Romania e Bulgaria. Il boom del Prosecco nel mondo non poteva passare inosservato. Ecco allora il tarocco: si va dai Semisecco, Consecco e White Secco fatti in Germania, dove si producono pure Meer Secco e Krissecco, al Crisecco imbottigliato in Romania, fino al Prisecco inglese aromatizzato alla frutta. Fantasioso il mondo dei formaggi: nei supermercati della Slovenia si possono acquistare Mortadela, Bovizola, formaggio bovino che dovrebbe evocare il Gorgonzola, Milanska salama e Maskarpone. L’inflessibile Germania produce la Zottarella. Anche tra i salumi è un trionfo di finta italianità: Firenza salami (con formaggio), in Germania, Salam parmezali in Romania, dove si producono anche il Salam Napoli e il Salam Bergamo. La gallina d’oro dell’italian sounding (che per l’agroalimentare significa circa 60 miliardi di mancato introito) investe anche l’ortofrutta: ecco i britannici pomodori Capri tomatoes e i Mini San Marzano, senza alcun legame con quelli originali. C’è poi il capitolo dei prodotti «mitologici»: dal Carpaccio formaggio, scovato tra i negozi di Amsterdam, alle Tagliatelle carbonara che non esistono nella cultura culinaria nazionale.

«In una fase di stagnazione dei consumi nazionali, il mercato estero in crescita è diventato fondamentale per l'agroalimentare nazionale, tanto da rappresentare circa un terzo del fatturato complessivo, ma in alcuni settori, come per esempio il vino, le vendite fuori dai confini sono addirittura arrivate a superare quelle interne», ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare «l’ormai improrogabile necessità di estendere e potenziare le azioni di vigilanza, tutela e valorizzazione del vero made in Italy all’estero negli scaffali dei supermercati e sulle tavole dei ristoranti dove possiamo contare su un’estesa rete di chef da primato a livello internazionale».

Dalla lotta alla contraffazione e alla falsificazione dei prodotti alimentari italiani di qualità potrebbero nascere trecentomila nuovi posti di lavoro ha denunciato Coldiretti. I prodotti made in Italy sono stati determinanti nel consentire all’Italia di raggiungere nel 2015 il record storico delle esportazioni agroalimentari di 36,8 miliardi, un valore che è praticamente raddoppiato negli ultimi dieci anni. A trainare soprattutto il vino che ha fatto registrare un aumento dell’80 per cento nel decennio per raggiungere nel 2015 un valore delle esportazioni di 5,4 miliardi.

Nella giungla del falso made in Italy, racconta il dossier Coldiretti, è alta la probabilità di trovare sugli scaffali dei supermercati delle principali capitali europee pasta di grano tenero, anziché di grano duro, formaggi ottenuti da latte in polvere e vino zuccherato: obbrobri alimentari vietati nel nostro Paese. In Italia – sottolinea la Coldiretti – vige la storica «legge di purezza», che impone l’obbligo di produrre pasta esclusivamente con grano duro, difendendo dal rischio di trovarsi quella scotta nel piatto come accade invece spesso all’estero. L’Unione Europea consente poi ai Paesi del Nord Europa di aumentare la gradazione del vino attraverso lo zuccheraggio che è sempre stato vietato nei Paesi del Mediterraneo e in Italia, dove la Coldiretti ha combattuto una battaglia per impedire il «trucco di cantina».

Il risultato è una continua rincorsa al ribasso, tanto che oggi in Europa circolano polveri miracolose contenute in wine kit che promettono in pochi giorni di ottenere etichette di Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewürztraminer, Barolo, Lambrusco, Montepulciano. E dei kit promettono anche di ottenere in casa in pochi giorni alcuni dei formaggi italiani più prestigiosi dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano fino alla mozzarella. Una ditta inglese vende queste confezioni a circa 120 euro per il Parmigiano e a 30 euro per la Mozzarella Cheese. Grazie al latte in polvere si producono poi in Europa similgrana, a danno della produzione made in Italy. E pensare che contro l’Italia, dove è vietato l’utilizzo di polvere di latte per produrre formaggi, yogurt e latte alimentare ai caseifici situati sul territorio nazionale, la Commissione Ue aveva addirittura minacciato una procedura di infrazione. Una battaglia che è stata vinta grazie anche alla Coldiretti, ma che denota come in questo pericolosa svendita della qualità ci siano evidenti responsabilità europee.

Ma lo sfregio non finisce qui. La presa in giro tocca anche il modo in cui vengono serviti all’estero i piatti della tradizione italiana, denuncia il dossier Coldiretti. Tre italiani su quattro restano delusi nel ritrovarsi in tavola le più bizzarre versioni. Si va dall’abitudine belga di usare la panna al posto del pecorino nella carbonara, a quella tedesca di impiegare l’olio di semi nella cotoletta alla milanese; da quella olandese di non usare il mascarpone nel tiramisù, fino agli inglesi che vanno pazzi per gli spaghetti alla bolognese, del tutto sconosciuti nella città emiliana. Tra i «delitti» culinari, la pasta al pesto preparato con formaggio comune e con alternative ai pinoli, la costoletta alla milanese realizzata con carne di pollo o di maiale o fritta nell’olio di semi.

«Dalla tutela delle ricette tipiche dipende molto del successo del prodotti made in Italy sui mercati internazionali – ha affermato Moncalvo – L’Italia può contare su una risorsa importante poiché nel futuro ci saranno più di due cuochi per ogni operaio, con la crisi che ha cambiato profondamente le aspirazioni dei giovani e ha provocato il crollo delle iscrizioni agli istituti professionali a indirizzo industriale rispetto al boom delle scuole di enogastronomia e turismo, come dimostrano le iscrizioni all’alberghiero degli ultimi anni».