Il clima è cambiato e adesso ci sono le prove , a rischio molti ecosistemi. Nel nostro Paese ci sono stati significativi mutamenti, spesso negativi

Dopo anni di messaggi allarmanti lasciati cadere da molti, spesso etichettati come catastrofistici, oggi arrivano le prime conferme a quello che si temeva. Già il 2015 era stato un anno molto caldo, ma il 2016 è diventato il più caldo di sempre con conseguenze negative sotto molti aspetti.

L’Italia è stata invasa da parassiti provenienti da altri Paesi

Uno studio pubblicato su Science e condotto da enti ricerca e università di 10 Paesi ha stabiliti che gli effetti indesiderati e temuti sono già tra noi. Più dell’80 per cento dei processi ecologici che sono alla base dei nostri sistemi marini e terresti sta rispondendo ai cambiamenti climatici. Questi cambiamenti hanno conseguenze dirette sull’uomo: sono in aumento malattie ed epidemie parassitarie.

«Ora abbiamo la prova che, con un solo grado centigrado di riscaldamento globale, le ripercussioni già si fanno sentire sui sistemi naturali – ha spiega Brett Scheffers, dell'Università della Florida e autore principale dello studio – Stanno cambiando i geni, la fisiologia delle specie e caratteristiche fisiche come le dimensioni».

Chi sta pagando i conti più salati è però il sistema produttivo generale. Il cambiamento di temperatura ha ridotto la produttività della pesca e diminuito le rese in agricoltura. In generale gli ecosistemi ora faticano ad adattarsi al cambiamento climatico, andando verso situazioni irreversibili. Ne è un esempio quello che sta succedendo alla grande barriera corallina al largo dell’Australia: l’oceano è sempre più acido a causa dell’assorbimento dell’anidride carbonica e questo sta uccidendo questo importantissimo ecosistema che ha impiegato milioni di anni a formarsi.

«Le specie si stanno spostando e abbiamo dei chiari segnali di interi ecosistemi sotto stress. Nessun ecosistema è risparmiato – ha continuato James Watson, dell'Università australiana del Queensland – e molti non si aspettavano tali cambiamenti prima di decenni».

Per vederne gli effetti non serve guardare troppo lontano, basta volgere lo sguardo sui ghiacciai delle Alpi che stanno sparendo e con essi se ne va una importante riserva di acqua dolce. Certo, questo cambiamento ha permesso di portare in Italia delle coltivazioni prima impossibili, come la banana e l’avocado in Sicilia, ma per contro ha aperto le porte a parassiti e malattie mai avuti prima che hanno colpito l’agricoltura italiana. Si va dalla Xylella degli ulivi al cinipide galligeno che ha colpite pesantemente le castagne, dalla Tristeza degli agrumi alla cimice cinese che ha letteralmente invaso il Nord Italia.

Questa escalation, il precedente record di anno più caldo di sempre apparteneva al 2015, prima al 2014, prima ancora al 2010, e se si traccia una linea con tutti i dati si ottiene una curva che tende a crescere. A dimostrazione che la tendenza è quella del surriscaldamento. I fenomeni climatici, come ci si è resi conto in Italia, sono diventati più violenti: si passa da siccità ad alluvioni, si hanno precipitazioni brevi ma talmente intense da mandare in tilt i sistemi di gestioni delle acque e la grandine è sempre più presente durante queste precipitazioni con conseguenze nefaste per l’agricoltura.

Sono molte le colture che si sono spostate verso latitudini più elevate, in Pianura Padana si coltiva il pomodoro e il grado duro, in Valtellina sono arrivati gli ulivi. Le temperature più alte, secondo la Coldiretti, porteranno anche a maggiori difficoltà nella stagionatura dei salumi e dei formaggi, oltre che del vino. le condizioni delle cantine e dei magazzini sono sensibilmente diverse e i processi che avvengono in questi luoghi possono esserne influenzati.

Oggi più che mai è necessario fare qualcosa per ridurre le emissioni dei gas serra, anche il più piccolo contributo è essenziale come sottolinea Inger Andersen, direttore generale dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn): «Il taglio delle emissioni di gas a effetto serra e la protezione degli ecosistemi da cui dipendiamo sono una questione urgente di auto-conservazione».