Le caratteristiche del Chianti Rufina permette alle Riserve di evolvere anche per più di trent’anni. Un vino importante che non tradisce le aspettative

Il vino è anche cultura perché ha in sé la storia di un territorio. Anche per questo ha tanto valore e merita una tale attenzione: in un sorso racconta della sua terra e così consente all’attento degustatore di cogliere un po’ d’essenza e bellezza del luogo da cui proviene. Con il desiderio di far scoprire quello che c’è e non si vede in un bicchiere è stato organizzato, negli scorsi giorni, un momento di approfondimento sul Chianti Rufina. L’evento ha avuto come cornice il paese medievale di Scarperia (FI), uno dei cento borghi più belli d’Italia oltreché per ospitare il famoso circuito del Mugello.

Un’area piccola, ma capace di dare vini interessanti

Il territorio di produzione del Chianti Rufina si apre alle porte di Firenze, dove le colline toscane abbracciano le ultime propaggini dell’Appennino. Rufina è tra le più piccole ed omogenee specificazioni geografiche del Chianti e occupa una superficie territoriale di 12.483 ettari: meno di un trentesimo del totale del Chianti. Gli ettari di vigneto iscritti all’albo sono oltre 600, ma a breve diventeranno più di 1000 grazie al progetto di impiantare nuovi vitigni, per lo più Sangiovese.

Da un punto di vista geologico-climatico, si può dire in generale che a caratterizzare la zona del Chianti Rufina sono colline alte, terreni calcarei marnosi e un clima più rigido rispetto alle altre zone vitivinicole toscane. Tuttavia non è facile trovare comuni denominatori per i vini qui prodotti. Infatti, il consorzio Chianti Rufina, composto da 20 produttori di cui già 10 convertiti al biologico, risulta essere molto vario da un punto di vista climatico, enologico e pedologico. A ciò consegue una forte personalizzazione di ogni specifico vino e produttore, non facilmente accumunabile agli altri. Comunque, quel che si può certamente dire di questi vini è che sono di grande struttura e spessore, per questo caratterizzati da una così singolare longevità dovuta proprio alle particolari condizioni pedoclimatiche: alcune riserve hanno dimostrato una straordinaria capacità d’evoluzione, anche oltre i trenta anni.

La degustazione che si è tenuta Scarperia, collocata a nord di Rufina e distante da questa circa 35 chilometri, comprendeva l’analisi e assaggio di ben nove Chianti Rufina Riserva appartenenti a produttori diversi, che gentilmente hanno offerto i vini e presentato le proprie aziende. Il suggestivo Palazzo del Vicari, con il suo aspetto da castello medievale e con le sue ragguardevoli sale impreziosite da affreschi, stemmi nonché da splendidi e giganteschi seggi antichi, si è dimostrato essere un contesto davvero adeguato per degustare vino: l’austerità antica del luogo auspica l’importanza dell’atto che si copie, rammentando che proprio lì, secoli or sono, si è compiuto chissà quante volte lo stesso gesto di portare il calice alle labbra.

La storicità del luogo, gentilmente concesso dalla Proloco e dai Comuni di Scarperia e San Piero, ha donato a tutta la degustazione un tono enfatizzante e carico d’aspettative. Anche l’Unione dei Comuni del Mugello ha collaborato per la realizzazione di questo progetto. L’ideatore, Marco Ugolini, ha intenzione di riproporre eventi simili prossimamente con nuovi vini e nuove singolarità enologiche e trasformarlo in un appuntamento stabile per conoscere sia le piccole realtà e consorzi locali del Mugello sia realtà extra-toscane per far degustare il proprio vino. Il confronto tra i vini locali e vini “estranei” è un importante operazione da compiere per far acquisire una crescente consapevolezza sia del prodotto che si beve sia del territorio che si abita.

A presentare e raccontare il vino in degustazione ci ha pensato Anna Cardin, miglior sommelier italiana Fisar, simbolo di elegante professionalità e fresca capacità di coinvolgere e appassionare. I vini presentati erano nove Riserve, appunto per dimostrare la longevità di cui godono i vini Chianti Rufina, ed erano datate dal 2012 al 1995. In ordine, le aziende erano: Frascole, F.lli Bellini, Il Balzo, Lavacchio, I Veroni, Il Trebbio, Colognole, Selvapiana e Marchesi Gondi Tenuta Bossi.

Durante la degustazione guidata, Anna Cardin ha fatto rilevare ai presenti come evolva il colore del Chianti Rufina: il rosso rubino lascia spazio sempre più al granato via via che la riserva era più datata. Ma è al naso che i vini degustati danno il meglio, liberando un caleidoscopio di profumi e aromi. Si possono trovare profumi fortemente fruttati di sottobosco con punte floreali in essiccamento e golose tonalità olfattive di cioccolato, liquirizia, tabacco e tè. Qualche ribes e frutto acidulo con echi di probabile astringenza gustativa. Talvolta profumi estivi di anguria e di balsamicità, talaltra sentori di funghi in essiccamento, di note minerali e di umami, a denotare una certa prevedibile rotondità e corposità.

In bocca poi i tannini si sono rivelati eleganti e setosi, mai invadenti e fastidiosi, ma nonostante l’affinamento la parte acida era presente, come la sapidità. SI tratta di vini dalla chiusura pulita, fresca e persistente e di ottimo corpo, che non si perde col tempo. I diversi Chianti Rufina Riserva degustati si sono rivelati vini piacevoli da bere, giustamente complessi, molto conviviali e per questo da assaporare in compagnia. Un territorio in un bicchiere, affermazione quanto mai vera con questi vini. Chianti Rufina racconta le peculiarità del proprio territorio e nei suoi preziosi vini Riserva fa evolvere egregiamente i profumi e sapori del tempo che fu in colà degli ameni e amati dintorni collinari fiorentini.