Un coro unanime, dalla Coldiretti ai movimenti contro il Trattato, saluta la mancata ratifica del Senato. In Parlamento nasce l’intergruppo Stop Ceta

Slittamento «sine die». Dopo la «morte» del Ttip, tira una brutta aria anche sul Ceta. Il Senato ha, infatti, rinviato la ratifica del Trattato commerciale di libero scambio euro-canadese. Coldiretti ha parlato di «primo risultato di una rivolta popolare contro un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia». Darlo per morto, pare però troppo. Ma neppure si può dire che goda di ottima salute. Parafrasando De Gregori, si potrebbe dire che hanno ammazzato il Ceta, il Ceta è vivo.

De Castro: “Lo slittamento ottima notizia. Il clima va svelenito”

«La parte di competenza europea del Ceta è già in vigore – precisa Paolo De Castro, Primo Vicepresidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo – per intenderci, i dazi, le tutele, le quote del formaggio che passano da 18mila a 36mila tonnellate. Questa non attende ratifiche nazionali. La ratifica riguarda esclusivamente le competenze nazionali relative agli investimenti: quelli canadesi in Italia e italiani in Canada e la gestione delle loro controversie. Sono pertanto contento – afferma – che sia stato rinviato. Sono stato tra i fautori di questa decisione, che ho suggerito al Parlamento italiano. Questa ci consentirà un approfondimento alla luce di quello che succederà sui mercati, con numeri alla mano, per vedere le conseguenze di questo accordo. Ovvero se confermeranno le previste maggiori opportunità o le smentiranno».

«Visto il dibattito acceso nel nostro Paese – prosegue – non vedo perché non ci si debba prendere tutto il tempo necessario per gli approfondimenti. Anche perché finora nessun altro Paese europeo lo ha ratificato. E l’Europa non ci ha dato alcuna scadenza. Tra sei mesi capiremo se il nostro Grana Padano o il Parmigiano, il Montasio o l’Asiago aumenteranno le esportazioni. Bene, pertanto, il rinvio che svelenisce il clima».

Che il clima nei confronti del Trattato sia in Parlamento cambiato lo rileva il fronte anti Ceta: «Si è formato un gruppo di parlamentari contro il Ceta – fa sapere Marco Bersani, uno dei portavoce nazionali della campagna Stop Ttip e Stop Ceta – oltre 50, tra deputati e senatori, di tutte le forze politiche. Noi stiamo lavorando all’allargamento dei gruppo facendo pressione sui parlamentari e invitandoli ad aderire».

Colpisce la trasversalità dell’intergruppo: si va da Mara Carfagna a Stefano Fassina, da Nunzia Di Girolamo a Nicola Fratoianni. « È un’altra vittoria della pressione della società civile e dei movimenti sul Parlamento – sottolinea Marco Bersani – chiaro che il clima pre-elettorale ha favorito una maggiore sensibilità dei partiti a quello che si muove dal basso. Lo slittamento significa che almeno fino alla prossima legislatura non si discute del Ceta. Il che permette di ampliare lo spazio di discussione sui suoi danni. Quello che finora è stato approvato – ci tiene a precisare – è l’applicazione provvisoria in attesa della ratifica. Di fatto non è attivo nulla e siamo in una situazione di stallo. Nessuno l’ha ratificato finora e semmai c’è chi ha avanzato dei dubbi, come Belgio e Francia, che hanno posto questioni giuridiche alla Corte Europea».

Coldiretti nell’esprimere la propria soddisfazione allo slittamento della ratifica ha sottolineato come abbiano già espresso la propria contrarietà 14 Regioni, 1973 Comuni e 69 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine. In base al Trattato, ha fatto notare, su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, «ben 250 non godono di alcuna tutela». Tra gli altri aspetti negativi, l’impatto dell’azzeramento dei dazi sulla produzione di grano duro italiano. Con il possibile conseguente crollo dei prezzi a vantaggio del grano proveniente dal Canada, Paese dove «viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. Pesa anche – secondo la Coldiretti – «l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero da un Paese dove si utilizzano ormoni della crescita vietati in Italia».