Al via una campagna per informare sulla qualità della carne rossa degli allevamenti lombardi. In campo dalla politica all’università, sino agli agriturismi

In una dieta equilibrata ci deve essere un po’ di tutto, dai carboidrati alle verdure, dai formaggi alla frutta, dalla pesce alla carne, sia quella bianca sia quella rossa. Equilibrio e varietà, sono queste le due parole chiave, ma bisognerebbe aggiungere anche conoscenza.

La carne può essere presente nelle tavole degli italiani è importante in una dieta equilibrata

Tra mode e informazioni incomplete o false la carne, specialmente quella rossa, è da qualche tempo messa sotto accusa. Ma è vero che fa così male? Come tutto a questo mondo, anche il consumo di carne deve essere equilibrato, nella piramide della dieta mediterranea la carne rosso è presente: non è ai vertici, ma può essere consumata tranquillamente. Attenzione però alla qualità della carne, c’è chi ha fatto studi e ricerche con risultati sorprendenti che scagionano la bistecca che proviene da allevamenti non intensivi.

«C’è poca conoscenza – ha detto Severino Segato, docente del Dipartimento di Medicina Animale e Salute dell’Università di Padova - La carne rossa viene erroneamente considerata eccessivamente ricca di lipidi, mentre quella italiana è molto più magra e salutare, per esempio, di snack e dolci. In una dieta equilibrata si possono mangiare dalle 3 alle 5 porzioni da 80 grammi di carne a settimana».

Questa affermazione è stata fatta durante un incontro che si è tenuto pochi giorni fa a Mantova, in occasione di un evento per lanciare una «campagna di controinformazione per difendere la carne bovina italiana vittima della diffusione di informazioni sbagliate e scriteriate», come è stata definita da Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia. Nei prossimi mesi ci saranno diversi appuntamenti a Milano e nelle province lombarde per far scoprire i pregi della carne rossa, ma non solo, attraverso dati scientifici per contrastare convinzioni errate e pregiudizi.

Un esempio? L’uso di antibiotici nella zootecnia bovina italiana: «E’ un falso mito. Un uso sconsiderato di antibiotici renderebbe l’animale meno produttivo e sarebbe un danno anche per l’allevatore», ha sottolineato Paolo Daminelli dell’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e Emilia Romagna.

«Noi allevatori – ha aggiunto Primo Cortelazzi, presidente del Consorzio Lombardo Produttori Carne Bovina – non abbiamo paura di metterci la faccia. Sappiamo di avere le carte in regola per confrontarci con il consumatore e fornirgli tutte le informazioni sui nostri prodotti». Il Consorzio è una realtà attiva da due anni che raccoglie oltre 500 allevamenti per un totale di più di 100.000 capi, attestandosi tra i principali attori italiani nel comparto. Un comparto che solo in Lombardia vale 800 milioni di euro e dà da lavorare a 10mila persone.

Oltre alla politica. «Da qui parte una nuova fase – ha detto Fava – Una vera e propria “operazione verità” verso i consumatori, sottoposti a troppe false notizie, in particolare sui social network». Scendono in campo al fianco della carne lombarda anche le associazioni di categoria e il mondo degli agriturismi.

«È fondamentale promuovere sinergie con tutti i soggetti che operano nella filiera – ha detto Ettore Prandini, presidente regionale di Coldiretti – Dobbiamo tutti combattere la disinformazione che sta dilagando e di cui qualcuno sta approfittando».

«Stiamo lavorando – Alessandra Morandi, presidente degli agriturismi di Terranostra Lombardia – per promuovere il territorio a 360 gradi e per coltivare un pubblico attento e informato».

Un impegno da parte di tutti gli attori di questa filiera per riportare un po’ di sereno, dopo che è stata sottoposta negli ultimi tempi a un fuoco incrociato. Basta ricordare l’allarme lanciato dall’Oms, basato su studi che non riguardavano la carne italiana, il consumo è crollato del 10 per cento in una sola settimana. Una bistecca ogni tanto non fa male, basta non esagerare, ma soprattutto scegliere un prodotto di qualità.