Carlsberg Italia, grazie al fusto in pet e alla tecnologia DraughtMaster, nel 2016 ha risparmiato emissioni di CO2 in atmosfera per quasi 11 milioni di kg

Packaging. La partita nell’agroalimentare si giocherà soprattutto sul confezionamento del prodotto che deve essere sempre più green, bio e riciclabile. In questa direzione va DraughtMaster, la tecnologia sviluppata da Carlsberg Italia, filiale italiana del Gruppo Carlsberg Breweries A/S, terzo produttore di birra al mondo. Un fusto in pet, anziché in acciaio, che non fa scarto di prodotto e funziona con un innovativo sistema di spillatura senza CO2 aggiunta. Nel 2016 ha portato a risparmiare emissioni di CO2 in atmosfera per quasi 11 milioni di kg. Per dare un’idea, sarebbero stati necessari 424.300 alberi per assorbire quella quantità, per una superficie pari a 1.443 campi di calcio.

Per il futuro l’azienda sta sviluppando la bottiglia in fibra di legno e lavora al biopet

Il dato è emerso dalla presentazione, a Milano, del sesto bilancio di sostenibilità di Carlsberg Italia, azienda che si pone all’avanguardia nei temi ambientali (prima azienda agroalimentare a sviluppare un piano di adattamenti ai cambiamenti climatici, prima azienda birraria al mondo con certificazione Epd, Environmental Product Declaration).

Chi sceglie una birra in bottiglia o in lattina dovrebbe tenere sempre presente che sono materiali molto più inquinanti della spina (il vetro pesa molto e incide parecchio sul trasporto). Rispetto al vetro, il fusto in pet, risparmia il 40 per cento di emissione di CO2.

«Il packaging sarà la grande area di innovazione dei prossimi dieci anni – ha spiegato Alberto Frausin, amministratore delegato di Carlsberg Italia, da dieci anni in azienda – Oggi la sfida è mantenere la shelf life e la qualità insieme. Noi abbiamo trasformato i fusti in acciaio in pet, un successo straordinario. Si mantiene la freschezza a lungo e si risparmiano chilogrammi di CO2. Quando abbiamo lanciato questa tecnologia, nel 2011, la birra in fusto era al 40 per cento del consumo fuori casa, il più basso a livello europeo: oggi è salita di 7 punti. La sfida è fare altri dieci punti di crescita nei prossimi cinque anni. Questo significherebbe cento milioni di CO2 in meno in atmosfera. Non ha senso che inquiniamo solo un poco meno della Grecia, fanalino di coda in Europa per consumo alla spina».

La storia di Carlsberg Italia inizia nel 1876, anno in cui Angelo Poretti fonda a Induno Olona la Angelo Poretti & C., dove si trovano due fonti d’acqua sorgiva di ottima qualità per la produzione. Oggi Carlsberg Italia produce e commercializza oltre 1,3 milioni di ettolitri di birra a marchi Carlsberg, Tuborg, Birrificio Angelo Poretti, Kronenbourg 1664, Grimbergen, Feldschlösschen, Brooklyn Brewery e Jacobsen, per un totale di 36 referenze in portafoglio. Impiega 259 dipendenti e nel 2016 ha chiuso il bilancio in attivo, con un valore aggiunto lordo globale di 33,7 milioni di euro.

Grazie alle consociate di Carlsberg, i prodotti vengono esportati in Inghilterra, Germania, Paesi Bassi, Scandinavia, con le prime aperture alla Cina e agli Usa. E anche il marchio Poretti sta cominciando a uscire dai confini italiani. «Stiamo esportando nel mondo il sistema DraughtMaster convertendo, Inghilterra, Germania, Scandinavia, ma anche India e Nepal – fa sapere Frausin – Ma stiamo già lavorando per una soluzione del futuro, come il biopet. E non ci fermiamo qui: stiamo sviluppando una bottiglia in fibra di legno, dunque totalmente organica, l’abbiamo già testata, potrebbe arrivare entro due tre anni».

Carlsberg Italia punta su soluzioni sostenibili per l’ambiente, consapevole di avere prodotti di alta qualità. «La sfida della birra è la stessa del vino – riflette Frausin – avere un prodotto che si abbina diversamente a ogni piatto. Algoritmi? Arriveremo anche lì. Oggi le “specialità” della Poretti sono quelle che tirano di più, come la 10 Luppoli rosé (rifermentata come uno spumante, ndr) o la 7 Luppoli, l’Esotica al mango (cambia ogni stagione). Oggi il consumatore vuole un prodotto fresco, stagionale, qualitativo. La 7 sintetizza la nostra filosofia».

I dati del sesto bilancio di sostenibilità (raccontato anche graficamente in modo divertente come fosse il gioco dell’oca) pongono l’azienda tra le più virtuose nel contesto internazionale. Tra i tanti numeri comunicati, significativa è la riduzione del 20 per cento, in un anno, del consumo d’acqua: l’equivalente del contenuto di 39 piscine olimpioniche.

Ma l’obiettivo di Carlsberg Italia non si ferma qui. Seguendo le linee guida della casa madre danese, Carlsberg Group, ha lanciato Together Towards Zero, un programma di sostenibilità che ha fissato precisi obiettivi da raggiungere nei propri stabilimenti entro il 2022 e il 2030: Zero sprechi idrici ovvero riduzione del 50 per cento del consumo di acqua negli stabilimenti del Gruppo entro il 2030; Carbon Footprint Zero, zero emissioni di CO2 entro il 2030; cultura Zero incidenti; Zero consumo non responsabile, cioè presenza al 100 per cento sul packaging e nella comunicazione di brand dei messaggi di consumo responsabile entro il 2022.