È boom per la coltivazione della canapa in Italia, in tre anni cresciuta del 200 per cento. Una nuova legge favorirà lo sviluppo della filiera agroindustriale

Canapa mon amour: tra gli italiani e la canapa è scoppiato nuovamente l’amore. Tanto che negli ultimi tre anni le superfici coltivate sono aumentate del 200 per cento, sino ad arrivare a circa tremila ettari. Certo, si è ancora lontani dai fasti del passato, quando l’Italia era il secondo produttore mondiale dopo l’Unione Sovietica, si parla degli anni ’40, ed erano coltivati oltre 100mila ettari.

In Italia la canapa è sparita dalle campagne negli anni ’70

Per assecondare questo boom è stata varata una nuova legge , la 242 del 2 dicembre 2016, che è entrata il vigore il 14 gennaio 2017. Si tratta di un provvedimento per la “per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, resosi necessario per superare le diffidenze che questa pianta porta con sé e per favorire lo sviluppo di tutta la filiera che sta crescendo a ritmi serrati.

Un rapido sviluppo che nasce, come sottolinea Coldiretti, dai nuovi stili di vita più ecologici e attenti all’ambiente. La canapa è, infatti, una coltivazione a basso impatto ambientale e di questa pianta non si butta via niente, tanto che può essere utilizzata in diversi ambiti: nella bioediliza con la produzione di mattoni dall’alto potere isolante, nel riscaldamento con il pallet, nell’abbigliamento e nell’arredamento con tessuti, sino all’alimentazione con farine, semi e olio. In particolare all’olio di canapa sono riconosciute proprietà benefiche riconosciute dalla comunità scientifica e anche dall’Oms. Semi e farina, invece, sono ricchi di proteine che contengono tutti gli aminoacidi essenziali in una forma facilmente assimilabile.

«Il boom della coltivazione della canapa – ha affermato Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti – è un’ottima dimostrazione della capacità delle imprese agricole di scoprire e sperimentare nuove frontiere e soddisfare i crescenti bisogni dei nuovi consumatori. Da queste esperienze di green economy si aprono opportunità di lavoro nelle campagne che possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale del Paese».

La coltivazione della canapa, ma attenzione non viene messa in campo la varietà con le sostanze psicoattive, ma una selezionata apposta che non ne ha, era presente da molto tempo nelle campagne italiane. L’adesione del nostro Paese ad accordi internazionali che prevedevano l’abolizione delle coltivazioni di questa pianta ha portato a una progressiva scomparsa di questa coltivazione, che negli anni ’70 spariva del tutto dalle nostre campagne.

Oggi, con queste varietà senza sostanze psicoattive, è tornata a essere una coltivazione presente, con una rapida diffusione si sta verificando una rapida diffusione dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli V.G. Sicilia e Sardegna.