Confesercenti stima un impatto fino a 12 miliardi di euro l’anno: cambiano i flussi turistici, gli orari e l’offerta ai clienti
Il caldo intenso pesa sull’economia italiana fino a 12 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,2-0,4% del Pil. Lo calcola l’Ufficio economico di Confesercenti in un approfondimento diffuso mentre l’Italia è stretta in una morsa di calore. Tra i comparti più esposti c’è il turismo, che deve rivedere orari, spazi e servizi per garantire condizioni adeguate a chi viaggia.
Il conto delle temperature
Secondo Confesercenti, convivere ogni anno con trenta-sessanta giorni di caldo intenso comporta tra i 6 e i 12 miliardi di euro di costi, tra maggiori spese energetiche, calo di produttività, investimenti diventati ormai indispensabili e fatturato perso. La voce più pesante, tra i 2 e i 4 miliardi, riguarda gli impianti di climatizzazione più efficienti, il fotovoltaico, le schermature e la riqualificazione energetica degli edifici. Seguono i costi per l’energia (2-3 miliardi) e il calo di produttività nelle giornate più calde (1,5-3 miliardi). Chiudono 1-2 miliardi di fatturato perso in edilizia, agricoltura, logistica e commercio ambulante.

Le vacanze si spostano a giugno e settembre
Per il turismo l’effetto più visibile riguarda il calendario. I flussi tendono a spostarsi verso altri periodi, giugno e settembre, a scapito del cuore dell’estate. La domanda si redistribuisce verso le aree montane, mentre le città d’arte perdono visitatori proprio nelle settimane più calde. Chi organizza soggiorni ed escursioni deve quindi pensare a un’offerta capace di reggere anche fuori dal picco stagionale tradizionale, spostando eventi e aperture straordinarie verso i periodi meno roventi.
Dehors vuoti, sale piene
Cambia anche il comportamento nei locali. Confesercenti segnala che l’afa scoraggia l’uso dei dehors: nelle giornate più roventi i clienti preferiscono le sale climatizzate, riducendo la capacità potenziale dei pubblici esercizi con spazi esterni. Per bar e ristoranti significa ripensare l’organizzazione del servizio, con più coperti al chiuso nelle ore centrali e un uso dei dehors spostato verso la sera, quando le temperature calano.
Investimenti obbligati per gli operatori
L’adeguamento ha un costo diretto per le imprese turistiche. Un bar o un negozio che oggi spende 3.000 euro l’anno per il raffrescamento rischia di arrivare a 5.000-6.000 euro in tempi brevi, a cui si sommano gli investimenti in impianti più efficienti e riqualificazione energetica: un ostacolo di capitale non da poco per le microimprese del settore, che rappresentano la maggioranza degli esercizi ricettivi e di ristorazione nelle destinazioni turistiche minori.
La posizione di Confesercenti
«Il caldo estremo è diventato una vera e propria tassa climatica», afferma Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. Il fenomeno, spiega, ha smesso di essere un’emergenza meteorologica per trasformarsi in una variabile economica strutturale che incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, comprese quelle turistiche. Per Gronchi la soluzione di lungo periodo passa dalla riqualificazione termica degli edifici, incluse le strutture commerciali e ricettive, e da una rigenerazione urbana pensata per il caldo.
Cosa cambia per chi viaggia
Anche per le famiglie il caldo ha un costo diretto: la climatizzazione estiva pesa oggi in media circa 150 euro, cifra che secondo Confesercenti potrebbe salire fino a 400 euro nel giro di pochi anni, considerando l’acquisto e la sostituzione dei condizionatori, i maggiori consumi idrici e le spese sanitarie legate allo stress termico. Per gli operatori turistici, garantire accoglienza e servizi adeguati alle temperature estive significa ormai includere questi costi nella programmazione stagionale, non trattarli come un’emergenza occasionale.
