Un settore, quello lattiero-caseario, che si è conquistato la fiducia e il gusto degli inglesi e che, nonostante tutto, potrebbe uscire con ottimi numeri dalla crisi istituzionale inglese

Brexit decisa, almeno stando ai risultati ufficiali delle votazioni britanniche, ma cosa ci dobbiamo aspettare, tenuto conto che il mercato del Regno Unito resta uno dei mercati potenzialmente più interessanti per le imprese alimentari italiane?

I mercati finanziari già stanno raccontando, con le loro oscillazioni, un momento non dei migliori, eppure resta il fatto che il made in Italy, in ambito alimentare, è molto ben radicato oltre la Manica e che, probabilmente, pur con incrementi di prezzi, la stabilità del settore dovrebbe restare. Un settore particolarmente amato e forte, nel Regno Unito, riguarda il consolidamento delle posizioni dei nostri produttori lattiero-caseari.

Cibo e bevande rappresentano il made in Italy più della moda: per gli inglesi sono l'emblema dell'Italia

Questo emerge, infatti, da una survey condotta su un campione di circa 1.100 consumatori inglesi nel periodo a ridosso del referendum sulla Brexit che ha sancito la volontà del paese di uscire dall’Unione Europea e i cui risultati principali saranno presentati in occasione del lancio di Agrifood Monitor, la prima piattaforma informativa sulla filiera agroindustriale nata dalla collaborazione tra Nomisma e CRIF, il prossimo 12 luglio al Palazzo di Varignana, nei pressi di Bologna.

«Per gli inglesi, il food&beverage rappresenta la categoria di prodotti più identitari del Made in Italy, ancor più di moda e accessori, tanto che 8 consumatori su 10 dichiarano di aver acquistato nell’ultimo anno almeno un prodotto alimentare italiano», dichiara Denis Pantini, Direttore dell’Area Agroalimentare di Nomisma.

Nel 2015, l’export agroalimentare del Belpaese nel mercato britannico ha superato i 3,2 miliardi di euro, a fronte dei 2,96 dell’anno precedente e degli 1,9 miliardi di euro di dieci anni prima, evidenziando così una crescita decennale di oltre il 70%. Un trend favorevole che si riscontra anche nel primo trimestre di quest’anno, con un aumento dell’export agroalimentare superiore al 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

«Dopo il vino che, con 746 milioni di euro, rappresenta la voce più consistente dell’export agroalimentare italiano nel Regno Unito, sono i formaggi assieme a pasta e a carni trasformate a figurare tra i principali prodotti del Made in Italy commercializzati in questo paese, ognuna di queste categorie con un valore all’export che nel 2015 è stato di circa 230 milioni di euro» continua Pantini.

Secondo i risultati della survey Agrifood Monitor, Mozzarella e Parmigiano Reggiano rappresentano i formaggi italiani maggiormente preferiti e consumati dagli inglesi, per i quali sono soprattutto l’unicità di gusti e sapori (lo pensa il 42% dei consumatori) e la tradizionalità del processo produttivo (29%) a renderli così apprezzati, ancor più del buon rapporto prezzo-qualità percepito dal 18% degli intervistati. Alla luce di queste potenzialità si comprende come il Regno Unito rappresenti un mercato da presidiare e sul quale investire, valutandone gli ostacoli e le difficoltà che con Brexit potrebbero amplificarsi.