Sin dai tempi dei romani era associato al piacere dei sensi, l’antenato del Brachetto era usato da Cleopatra con Giulio Cesare e Marco Aurelio

Mancano pochi giorni a San Valentino, alla festa degli innamorati e dell’amore. Un momento che molte coppie passeranno in modo romantico tra le mura di casa, magari realizzando una cena a lume di candela. Questi momenti intimi si perdono nella notte dei tempi, prima ancora della nascita di questa ricorrenza, ma sin dai tempi dei romani c’era un comune denominatore, era sempre presente il vino dell’amore: il Brachetto d’Acqui Docg. Questo vitigno aromatico a bacca rossa è uno dei più antichi del Piemonte.

Brachetto d’Acqui, per finire con dolcezza la cena di San Valentino

Giulio Cesare, Marco Aurelio e Cleopatra furono protagonisti di una storia d’amore e di passione. Secondo la leggenda i due importanti personaggi romani facevano precedere il loro arrivo in Egitto, per andare a incontrare Cleopatra, da otri di “Vinum Acquese” che era apprezzato dalla regina per risvegliare gli ardori dei suoi leggendari amanti. Gli si attribuiva, infatti, un potere afrodisiaco.

«Il Vinum Acquense – spiega Paolo Ricagno, presidente del Consorzio del Brachetto d’Acqui – era dolce per natura, vivace ed inebriante, proveniva dall’attuale Alto Monferrato, dove ancora oggi si produce la Docg in 26 Comuni. L’area è compresa tra il Sud dell’Astigiano e l’Alessandrino, soprattutto nell’Acquese».

Nelle tavole moderne al Brachetto d’Acqui è riservato un posto d’onore al momento del dessert. Dolce, ma non stucchevole, ricco di profumi, con un contenuto di alcol basso che lo rende adatto a tutti (tranne che hai bambini, chiaramente). Si abbina a una vasta gamma di dolci, ma si sposa bene anche con dessert a base di cioccolato. Per San Valentino, dunque, si può concludere la cena con qualcosa di afrodisiaco: torta al cioccolato e Brachetto d’Acqui, quasi come Cleopatra e Cesare (mancava la torta al cioccolato a quell’epoca)