Leffe, millenaria birra d’abbazia belga, si propone per un consumo a tutto pasto grazie a una gamma versatile che si sposa con le più raffinate preparazioni

Birra e pizza? Un abbinamento scontato. Ma oggi la birra cerca di rubare spazio al vino proponendosi come alternativa versatile per ogni tipologia di portata. Il suo gusto di fondo amaro, grazie ai luppoli, le note spesso speziate, a seconda della tipologia, che vanno ad accentuare certi sapori, sono un’ottima base per andare a giocare con gli equilibri dolci, sapidi e succulenti di un pasto. Quello, insomma, che richiede la fisiologia del nostro cervello. Che predilige le sensazioni combinate di tutti i cinque gusti.

Proposta una edizione limitata la seasonal Mount Hood, con luppoli che nascono sulle montagne innevate dell’Oregon

Di questa svolta, in termini di consumo, è convinta Leffe, birra d’abbazia belga millenaria, di stile Ale, legata all’Abbaye de Notre-Dame de Leffe di Dinant in Vallonia, sulle rive del fiume Mosa. Lì la produzione di birra è iniziata nel 1240 grazie ai monaci norbertini che hanno scoperto una particolare fonte di acqua pura. L’abbazia è stata più volte distrutta e ricostruita fino a quando nel 1952 è ripresa la produzione. Il legame con l’abbazia è forte: ancora oggi Leffe, che fa parte del gruppo Ab InBev, riconosce parte della vendita dei proventi ai quattrodici monaci.

«Leffe porta avanti il discorso del bere responsabile, proponendola a tutto pasto con abbinamenti diversi con il cibo – ha spiegato Gianni Bertamini, quality manager di Leffe Italia, in occasione di una cena-degustazione che si è svolta presso Altezza Duomo, a Milano».

La gamma di Leffe (in parte distribuita nei canali horeca e in parte nella Gdo) comprende Leffe Blonde, il prodotto d’ingresso. Segue la linea Royale, una «cru»: Whitebread Golding, Cascade Ipa e Mapuche. C’è poi una proposta per «intenditori», Ruby, Brune, Radieuse e Triple, una rifermentata in bottiglia.

Leffe Blonde (la più leggera con 6,6 gradi), colore dorato, perlage sottile, si caratterizza al naso per le note di vaniglia. È stata abbinata con una tartare di scampi, olio d’oliva, sale di Cervia e bergamotto. Il retrogusto leggermente amaro ha fatto da contrasto ai toni dolci degli scampi. Mentre le note speziate della vaniglia sono state esaltate dal sale e dalle note fresche del bergamotto.

La linea Royale è caratterizzata dalla tecnica del dry hopping, ovvero una seconda luppolatura a freddo: a fine maturazione della birra si utilizzano i fiori in infusione in modo che rilascino gli oli essenziali e le resine. Whitebread Golding (7,5 gradi) è fatta con luppolo particolarmente profumato, proveniente dalla regione settentrionale belga di Poperinge. Colore dorato, schiuma sottile e perlage leggero. Al naso dominano note luppolate e leggermente agrumate di mandarino, con ricordi di pepe rosa. È stata abbinata a delle ostriche Fines de Claire: qui le note leggermente amare vanno a contrastare il sapore marino, per lasciare un palato fresco. Una scelta che ci ha soddisfati in pieno.

Cascade Ipa è fatta con luppolo originario delle valli di Cascade Range nello Stato di Washington. Un luppolo con note agrumate di pompelmo e limone. C’è oggi una tendenza che premia le Ipa: piacciono le lunghe profumazioni grazie alla potenza dei luppoli, caratterizzati da note anche di frutti tropicali, oltre che di frutti bianchi. L’abbinamento con sautè di vongole ha giocato sul contrasto dolce e acro-amaro con finalità di sensazioni di freschezza.

Mapuche utilizza con luppolo proveniente dagli altipiani della Patagonia Argentina. Un luppolo coltivato in altura. Colore dorato, schiuma compatta, è ritenuta la più femminile in virtù degli aromi floreali, sentori di sambuco. Il tono piacevolemente amarognolo e le note erbacee di fieno hanno trovato un sorprendente matrimonio con un Castelmagno. Complimenti!

Leffe Radieuse si caratterizza per le note tostate, di caramello e coriandolo che viene messo in infusione. Provata con delle costine di manzo alla brace è risultata di buon equilibrio nel gioco tra le dolcezze del caramello e le succulenti grassezze della carne alla brace.

La lingua può percepire sensazioni che non sono comprese nei cinque sensi (amaro, dolce, aspro, salato, umami). È il caso del piccante del peperoncino, l’astringente dei tannini del vino, la freschezza della menta o il bruciore dell’alcol. Senza dimenticare poi il contrasto delle consistenze, come morbido e croccante (se ne contano circa sessanta). I nove gradi di Leffe Rituel sono stati l’elemento decisivo per un accostamento, con effetto sgrassante, a un salmone alla griglia con salsa di barbabietola (meglio sarebbe stata una scelta di un salsa più dolciastra, a base di frutti di bosco, per esempio).

La cena si è chiusa con l’assaggio della Leffe Triple, una rifermentata in bottiglia. Al naso si sente la banana, tipica delle rifermentate, ma anche le pesche: in bocca il sapore è un mielato leggero con un tono amaro. È stata proposta con un dessert, una crostata di amarene. In questo caso l’accostamento per similitudine dei toni fruttati serve a rimarcare le dolcezze.

Leffe ha anche introdotto una seasonal (gamma Royale), Mount Hood: è la prima proposta sul mercato nazionale. Un’edizione limitata confezionata in un’elegante bottiglia bianca. Ha un colore scuro, sprigiona profumi intensi, sentori di caramello, note delicatamente speziate di chiodi di garofano: è la birra ideale per l’inverno. Ricercata e raffinata, nasce dai luppoli Mount Hood, coltivati ai piedi delle montagne innevate dell’Oregon, negli Stati Uniti d’America.

Dal primo gennaio Leffe ha lanciato, inoltre, un nuovo calice (si può vincere registrandosi sul sito), non troppo profondo, dalla superficie ampia, per una perfetta degustazione (c’è anche una versione con i dettagli in oro per le Royale). «Chiude maggiormente – ha raccontato Bertamini – è un po’ da vino, per sentire meglio le sensazioni al palato. Una “elle” incisa sul fondo permette poi un migliore perlage e di compattare la schiuma, che preserva la birra dall’ossidazione, rendendola più corposa e persistente. Nello stelo c’è poi un’incisione dell’abbazia di Leffe». Per la pulizia, il consiglio è di sgrassare il bicchiere con del sapone neutro: il brillantante è troppo aggressivo e la birra non mantiene poi il perlage naturale che sparisce velocemente.

Altra attenzione, il servizio: «Per formare un cappello di schiuma della giusta consistenza (un paio di centimetri) bisogna versare la birra partendo dal bordo con un’inclinazione del calice a 45 gradi, per poi raddrizzarlo e lavorare sul centro allontanandolo lentamente» ha spiegato Bertamini. Uno degli errori più comuni è impugnare il calice dalla coppa anziché dallo stelo. Da non fare.