Radeberger, il più grande produttore di Germania con 170 etichette non pastorizzate, fa una partnership con Slow Food e importa in Italia la cultura della birra regionale tedesca

Crescono i beer lover in Italia, amanti dell'artigianalità della produzione, della purezza degli ingredienti, delle svariate tipologie. Principi condivisi da un grande nome che cerca di diffondere in Italia la vera cultura tedesca della birra, birra cruda per di più, unendola al concetto di emozione, gusto e territorialità. Radeberger Gruppe Italia (www.radeberger.it) è la filiale italiana del Gruppo Radeberger, il più importante produttore tedesco di birra con 13 milioni di ettolitri.

La sua prima missione è quella di far conoscere e diffondere nel nostro Paese le migliori birre tedesche, con una gamma di marchi rispettosi della cultura e della tradizione birraria made in Germany. Birre non pastorizzate, divise tra alta e bassa fermentazione, prodotte in purezza secondo l'editto tedesco del 1516 e che nascono soprattutto da fabbriche con un attento controllo della filiera. Per una perfetta conoscenza è stato creato il progetto Quality Beer Academy, un network di locali certificati lungo tutto il nostro Paese dove degustare correttamente i prodotti.

Il gusto come storia e cultura, un modello produttivo ecocompatibile, il rispetto delle singole territorialità. Sono i valori condivisi con Slow Food, di cui Radeberger è partner da circa un anno

«Noi siamo il più grosso produttore di birra in Germania che ha nella propria mission il motto "La cultura tedesca della birra" – spiega Rolando Bossi, vicepresidente e direttore generale di Radeberger Gruppe Italia – . Abbiamo circa 170 marchi diversi, e in Italia ne commercializziamo un centinaio, divisi tra alta fermentazione (in quota maggiore) e bassa. Ognuno lo produciamo nella città dove ha avuto origine, con l'acqua della sua città e la ricetta tradizionale. Siamo pertanto molto legati alla regionalità, la stessa che c'è anche nel vino in Italia. Un profondo conoscitore della birra, in base al colore e al profumo, sa da quale parte della Germania viene fatta: per esempio, quella della Baviera è diversa da quella del Nord della Germania».

Rolando Bossi, vicepresidente e direttore generale di Radeberger Gruppe Italia

Rolando Bossi, vicepresidente e direttore generale di Radeberger Gruppe Italia

Bossi tiene a precisare: «Produciamo birra non pastorizzata. Vogliamo far capire ai nostri consumatori che anche la nostra birra più semplice, chiara e a bassa fermentazione, ha un profumo e un gusto. E ce l'ha perché non usiamo il sistema codificato da Pasteur di mettere la birra in un forno a sessanta gradi per venti minuti. Si chiama "birra cruda" e l'abbiamo usata noi per la prima volta negli anni 90: era la prima birra non pastorizzata (birra cruda, appunto) che si riusciva a esportare: le nostre etichette riescono anche a superare i dodici mesi di conservazione. Il prodotto industriale oggi è fatto con sistemi che consentono il risparmio nella produzione, ovvero birra da concentrato (high gravity). Da una o due ricette si ricava poi tutto il panorama delle birre prodotte, e si pastorizza a pieno ritmo, non facendo una maturazione adeguata».

Sul recente scandalo dovuto alla presenza di residui al glifosato in alcune birre tedesche, che ha colpito la Germania a livello di immagine, il vicepresidente di Radeberger Italia risponde con chiarezza. «Nella coltivazione dell'orzo in Germania è proibito l'uso del glifosato. Lo scandalo era dovuto a partite importate di orzo maltato. Noi chiediamo la certificazione delle materie prime di utilizzo e facciamo le nostre produzioni in piccole fabbriche dove abbiamo la possibilità di controllare gli ingredienti, questa è un'altra nostra forza. Non crediamo però – aggiunge – al chilometro zero, sarebbe una limitazione. Ci sono centinaia di varietà di luppoli, e ognuna, a seconda di dove viene coltivato, ha proprie peculiarità. Abbiamo scoperto un luppolo australiano, Enigma, che si trova solo lì con quelle caratteristiche, dovute al terreno, esposizione al sole, eccetera».

Molto interessante è l'idea di cercare canali al di fuori della grande distribuzione, perché birre di qualità meritano luoghi ad hoc di degustazione. «Puntiamo più sul mercato del pubblico esercizio che sulla grande distribuzione dove, comunque, si trovano alcune delle nostre etichette più commerciali, come Dab. Stiamo creando un network di locali certificati, che chiameremo Quality Beer Academy, dove si troveranno in degustazione tutti i nostri tipi di birra cruda. Tra Genova, Torino e la Riviera sono nati i primi, entro la fine dell'anno saranno almeno un centinaio e copriranno tutta l'Italia. Stiamo sviluppando anche un'apposita app».

Radeberger è, inoltre, partner ufficiale delle manifestazioni di Slow Food con cui condivide valori imprescindibili: il gusto come storia e cultura, un modello produttivo ecocompatibile, il rispetto delle singole territorialità. «Da un anno abbiamo sviluppato questa collaborazione – sottolinea Bossi –: siamo stati a Slow Fish e Cheese e a settembre saremo a Torino per il Salone del Gusto (http://de-gustare.it/salone-del-gusto-a-torino-il-paradiso-del-cibo/). Hanno apprezzato che dietro il nostro prodotto c'è un aspetto culturale importante».