Il Parlamento ha varato una legge che per la prima volta difende la biodiversità agraria e alimentare. Una ricchezza che costituisce un potenziale di crescita per il made in Italy

Era stato Oscar Farinetti a pungolare: non sappiamo valorizzare ed esportare le migliaia di varietà che abbiamo, aveva detto all’avvio dell’Expo. Quel patrimonio si chiama biodiversità, tema che è diventato cruciale nei sei mesi dell’Esposizione universale, messo nero su bianco nella Carta di Milano, e che finalmente si traduce in una norma nazionale. L'Aula della Camera ha infatti approvato all'unanimità la legge che tutela e valorizza la biodiversità agraria e alimentare, per fermarne la progressiva perdita e per investire sulle varietà e le razze locali. La legge prevede un’Anagrafe nazionale della biodiversità presso il ministero delle Politiche agricole, una Rete nazionale della biodiversità, coordinata dal Dicastero agricolo, d'intesa con le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, un Portale nazionale, con il compito anche di costituire un sistema di banche dati interconnesse e un Comitato per coordinare i diversi livelli di governo. Molto importante anche l'istituzione del Fondo per la tutela della biodiversità agraria e alimentare destinato a sostenere le azioni degli agricoltori e degli allevatori.

L'Italia può contare sul 50 per cento della biodiversità europea

Qualche numero dà l’idea dell’importanza della questione: «L'Italia, con un trentesimo della superficie Ue, detiene il 50 per cento della biodiversità vegetale e il 30 per cento di quella animale del continente europeo – ha sintetizzato Dino Scanavino, presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) – Un patrimonio che va salvaguardato, rappresentando un valore aggiunto della produzione agricola che merita di essere sostenuto, anche economicamente. «L'Italia può contare su 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e su 533 varietà di olive contro le 70 spagnole – ha specificato Coldiretti – ma sono state salvate da estinzione anche 130 razze allevate tra le quali 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale dell'ultima programmazione. Investire sulla biodiversità – ha aggiunto – è una condizione necessaria per le imprese agricole di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo. Si stima che almeno 200 varietà vegetali definite minori, tra frutta, verdura, legumi, erbe selvatiche e prodotti ottenuti da almeno 100 diverse razze di bovini, maiali, pecore e capre allevati su scala ridotta, trovino sbocco nell’attuale rete di mercati e delle fattorie degli agricoltori di Campagna Amica che possono contare su circa diecimila punti vendita».

Non è mancata la presa di posizione di Slow Food che con i presidi svolge un ruolo fondamentale nella tutela della biodiversità. «Auspichiamo che questo sia solo il primo passo verso un impegno sempre più concreto, sempre più urgente, e che possa fungere da modello per altri Paesi europei – ha dichiarato Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità – Di notevole rilevanza i riferimenti ai princìpi di Slow Food e Terra Madre, soprattutto dove si assegna un valore particolare a concetti come le risorse locali e si riconosce il ruolo di agricoltori e allevatori custodi, impegnati nella conservazione delle risorse locali soggette a estinzione, e delle comunità del cibo, gruppi di agricoltori locali riuniti intorno a un progetto di difesa e tutela di una biodiversità, gruppi di acquisto, scuole, centri di ricerca, associazioni».

Dunque biodiversità significa un patrimonio potenziale inestimabile per il made in Italy. Su questo la politica è pienamente d’accordo. «L’approvazione all'unanimità della legge sulla biodiversità conferma l'importanza cruciale dell'agricoltura per un Paese come il nostro, che vanta un patrimonio unico per biodiversità che dobbiamo salvaguardare e promuovere in tutta la sua specificità – ha affermato il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina – La norma sottolinea il ruolo primario e insostituibile dei nostri agricoltori nel presidiare e conservare il territorio. Una funzione che trova nella bellezza dei nostri paesaggi, plasmati negli anni dall'attività agricola, una testimonianza concreta e immediata con ricadute positive anche sul turismo. Quello di oggi è un altro traguardo importante raggiunto nell'anno di Expo». «Con questa legge dotiamo il settore di strumenti efficaci e concreti – ha commentato il viceministro Andrea Olivero – non solo per la tutela della biodiversità, ma per la valorizzazione della ricchezza agricola dell'Italia, riconoscendo all'agricoltore il ruolo di custode di questo inestimabile patrimonio».