Via libera al Piano dalla Conferenza Stato-Regioni: meno burocrazia, controlli più efficienti e più prodotti bio per le mense scolastiche

Step importante per il nuovo Piano strategico nazionale per promuovere il biologico italiano, che è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni. Il Piano, cui ha lavorato il Mipaaf con tutta la filiera, prevede una serie di obiettivi mirati per la crescita del settore, da raggiungere entro il 2020, attraverso azioni specifiche. «L'approvazione rappresenta un passaggio importante per un settore sempre più strategico per tutto il Paese, come ci dimostrano anche i consumi interni che nell'ultimo anno sono aumentati in modo esponenziale segnando un più 20 per cento» ha commentato il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina.

Il Piano è suddiviso in capitoli: la semplificazione, «perché gli imprenditori ci chiedono regole più chiare e certe», ha chiarito Roberta Cafiero, dirigente del settore Agricoltura biologica e sistemi di qualità alimentare nazionale e affari generali del Mipaaf; le politiche di sviluppo, che riguardano anche la ristorazione collettiva, i sistemi di controllo, «dove c’è necessità di un riordino», e il finanziamento della ricerca per chi fa agricoltura bio.

L'Italia è in Europa la più importante fonte di prodotti bio

La strategia prevede una decina di azioni. Tra queste, promuovere il bio made in Italy attraverso il piano di internazionalizzazione dell'agroalimentare; semplificazione della normativa di settore; uniformità tra le diverse Regioni italiane nelle modalità di applicazione della misura di sostegno all'agricoltura bio previsti dai Programmi di sviluppo rurale; percorsi formativi sull'agricoltura biologica in ambito universitario. Un capitolo importante è la migliore efficienza del sistema di certificazione e la stretta sui controlli per i prodotti che entrano da Paesi terzi, un canale che si è rivelato spesso a rischio frodi. Nel 2015 i controlli effettuati dall'Ispettorato sono stati 2.074, con una verifica per quasi 2.700 prodotti e 1.700 operatori. Maggiore apertura alla disponibilità dei prodotti bio ci saranno poi per la ristorazione ospedaliera e le mense scolastiche. La ristorazione collettiva rappresenta circa il 10 per cento dell’intero fatturato bio: dieci anni fa le mense scolastiche che proponevano piatti bio erano solo 839, oggi sono salite a 1249 (rilevamento del 2014) con una crescita negli ultimi quattro anni del 43 per cento. Un fondo, inoltre, stimolerà ricerca e innovazione in agricoltura bio.

Il settore biologico italiano da circa un decennio è in espansione. Secondo una ricerca Nielsen, commissionata da Assobio, sono 18,4 milioni gli italiani che acquistano prodotti bio. I consumi interni nell'ultimo anno sono aumentati in modo significativo. Ancor di più la propensione all'export: nel 2014 ha generato un fatturato di 1,4 miliardi di euro e dal 2008 la crescita delle vendite all'estero dell'agroalimentare made in Italy bio è stata del 337 per cento, ha sottolineato l'Osservatorio Sana 2015, curato da Nomisma e Assobio.

Secondo i dati forniti al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali dagli Organismi di controllo (Odc) operanti in Italia, sulla base delle elaborazioni del Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica), il settore bio in Italia vale complessivamente circa 4 miliardi, in un mercato mondiale stimato in 60 miliardi. Il biologico rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese, che è leader in Europa nel settore e tra i primi a livello internazionale per esportazione. Gli operatori sono 55mila, per una superficie coltivata pari a 1,3 milioni di ettari (un ettaro su dieci è bio), di cui circa due terzi dislocata al Sud. La distribuzione sul territorio nazionale vede primeggiare la Sicilia, seguita da Calabria, Puglia, Emilia-Romagna e Toscana. Le eccellenze italiane in questo campo sono cereali, olive, ortaggi, agrumi, uva. Il settore viticolo conta quasi 68mila ettari di superficie a uva da vino bio, il 18,5 per cento in più sull’anno prima. Una dinamica positiva in netta controtendenza rispetto alla generale riduzione della superficie vitata.

«Il lavoro, che ha tratto linfa dal confronto e dalla partecipazione che abbiamo avuto in Expo 2015 – ha sottolineato Andrea Olivero, viceministro delle Politiche agricole, con delega al biologico – ha aperto un dibattito specifico sul tema, con l'obiettivo di mettere a sistema le scelte politiche per il comparto, un approccio che può essere sintetizzato in quattro principi: coordinamento delle iniziative di sviluppo, tutela del consumatore, semplificazione e ricerca. Con questo lavoro corale davvero l'agricoltura biologica cambia passo».

Un plauso all’approvazione del Piano e alla determinazione con cui il viceministro Olivero ha condotto il percorso di concertazione è arrivato da Federbio: «L’approvazione del Piano strategico per il settore in Conferenza Stato Regioni è importante – ha sottolineato il presidente Paolo Carnemolla – perché testimonia la consapevolezza di tutto il sistema istituzionale dell’urgenza di un quadro strategico nazionale e di interventi condivisi e sinergici in un momento in cui il biologico sta crescendo sempre di più, sia sul mercato che, grazie alle opportunità offerte dai Psr regionali, come numero di imprese agricole e di superfici. Mi auguro – ha aggiunto – che ora si passi rapidamente a condividere e concretizzare anche il piano di lavoro sulle singole azioni previste dal Piano, con priorità a quelle che riguardano la semplificazione di tutto il sistema amministrativo e di certificazione».