È il titolo del libro di Cannavacciuolo, chef di Cucine da incubo e Masterchef. Il 19 a Roma un evento «in soccorso» degli imprenditori della ristorazione

«Gigante, pensaci tu»: «Ci penso io». Il gigante buono si chiama Antonino Cannavacciuolo, 191 centimetri da Vico Equense. Lo chef che rimette a posto le cose e fa tornare la felicità. Le malefatte non sono quelle di Jo Condor, come in un fortunato carosello, ma di cuochi, imprenditori della ristorazione che vogliono intraprendere un’arte bellissima e difficile ma commettono qualche pasticcio. Il patron del Relais & Chateaux Villa Crespi, due stelle Michelin, l’artista che vanta esperienze lavorative nelle cucine di prestigiosi tri-stellati transalpini e che oggi gioca con i prodotti partenopei, combinandoli con quelli del Piemonte, terra di origine della moglie Cinzia, è divenuto noto e amato al grande pubblico come il volto italiano del format Cucine da Incubo. Uno show televisivo dove Cannavacciuolo ha il compito di aiutare i ristoranti in crisi e scongiurarne il rischio di chiusura. Come conduttore di Masterchef lavora fianco a fianco con giovani aspiranti chef ai quali rivela i suoi segreti per diventare dei numeri uno della cucina. Le richieste di aiuto aumentano. Di qui l’idea di un grande evento (Pure tu vuoi fare lo chef?) che si terrà il prossimo 19 aprile 2016 allo Stadio Olimpico di Roma e che unirà spettacolo e formazione di alto livello per aiutare e motivare gli imprenditori della ristorazione.

Un momento di aggregazione, formazione e carica per chi ogni giorno intraprende il mestiere della ristorazione, dove saranno approfonditi i temi legati al successo delle imprese, con case history ed esempi pratici. Verranno svelati i trucchi del mestiere, come amministrare le risorse, motivare lo staff e organizzare la cucina. Tutto questo non deve far dimenticare che Cannavacciuolo rimane un grande artista, uno chef stellato che rivisita la tradizione mediterranea con creatività. A marzo ha pubblicato un libro (Il piatto forte è l’emozione, Einaudi) che racchiude la sua filosofia. Cinquanta ricette dal Sud al Nord, tra consigli su come riconoscere le materie prime («Il segreto è scegliere bene gli ingredienti, sono loro il vero tesoro del nostro Paese. E per sceglierli basta ascoltarli: gli ingredienti ti parlano»), e storie di contorno.

Il piatto forte è l’emozione è il titolo del tuo libro da poco pubblicato: ogni chef la cerca, ma cosa ci vuole per trasmetterla?
«Per trasmettere emozione, ci vogliono innanzitutto sintonia e amore con le materie prime e tutti gli ingredienti che compongono un piatto. Come un artista con la propria musa ispiratrice, così un cuoco deve avere empatia con gli elementi che utilizza per la realizzazione delle sue creazioni».

Sei lo chef che ha unito il Nord al Sud: ci racconti un piatto che sancisce questo matrimonio?
«Riso carnaroli all’olio, vongole veraci, timo e salsa al limone».

Davide Scabin dice che uno chef «se oggi se non mette una fermentazione, una rapa rossa, delle bucce di patate, non è di tendenza». Ci stiamo allontanando troppo dai sapori veraci?
«Io personalmente credo di no: non potrei esprimermi senza il sapore di materie prime autentiche che rimandano al ricordo della tradizione».

Qual è l’incubo peggiore che hai vissuto visitando una cucina? E il primo consiglio che ti senti di dare a un giovane che vuole diventare chef?
«L’incubo peggiore che possa capitare visitando una cucina è quello di incontrare un cuoco che non riesca più ad esprimersi attraverso le sue preparazioni. È fondamentale che chi voglia approcciarsi a questa realtà, non dimentichi di essere se stesso e di fare del proprio meglio per affrontare tutte le difficoltà».