In Lomellina, in mezzo alle risaie c’è Antoerobi, il ristorante che non si immagina di trovare: ricerca della qualità, fantasia in cucina e tanta passione

A volte sono i piccoli particolari che possono trasformare un’opera in un capolavoro. La ricerca della perfezione, il desiderio di migliorarsi, di cercare sempre il meglio è alla base del successo del ristorante Antoerobi a Robbio (Pv), creato da Maria Antonietta Bianco e Roberto Peveroni. Un locale inaspettato, in quella parte di Lomellina che guarda verso Vercelli, circondato da risaie e da pioppeti, ma che offre piatti particolari, specialmente di pesce, lontani dalla cucina tradizionale di questa terra.

A fine pasto si può scegliere tra 300 etichette di rum provenienti da tutto il mondo

Prima di parlare di cucina, il territorio di Maria Antonietta, un particolare che fa capire bene l’unicità di questo locale: il rum! Sì, il rum. Qui è possibile assaggiare al calice qualcosa come 300 diverse etichette. Qualcosa di unico nel panorama della ristorazione. Si possono trovare rum agricoli, e non solo, proveniente da ogni angolo del mondo ovunque venga coltivata la canna da zucchero. Una passione che Roberto ha da sempre, che qui ha trovato il modo di sublimare.

Una passione, quella per i distillati e liquori, che lo ha portato anche a sperimentare, a cercare quella perfezione di cui si diceva prima. Oggi sui tavoli del ristorante campeggia una confezione di limoncello Lemon, un liquore prodotto secondo una ricetta elaborata da Roberto. Anche qui la scelta delle materie prime è stata fondamentale, limoni provenienti dalla costiera amalfitana, solo quelli della Cooperativa Solagri, pelati a mano e lasciati in infusione, assieme a un’erba aromatiche che cresce nell’orto del padre, in alcol di qualità, sempre made in Italy. Questa infusione viene fatta solo una volta all’anno, solo quando i limoni hanno il giusto grado di maturazione.

Oggi è stata fatta una prima produzione, ma l’obiettivo è ampliarla, oltre a estenderla a un nuovo liquore ottenuto da una infusione di anice stellato con muscovado, che permette di ottenere un liquore molto aromatico, con note speziate e di liquirizia. La ricetta è in corso di affinamento, ma una volta ottenuto il gusto corretto lascerà la produzione domestica per diventare un nuovo liquore firmato Antoerobi.

Però per capire bene Antoerobi bisogna ripercorrere un attimo la storia dei due protagonisti. Roberto eAntonietta provengono da altri mestieri, ma nel 2002 hanno deciso di rimmettersi in gioco e hanno acquistato un locale: Da Mino. Per un po’ di anni l’hanno gestito tenendo questo nome, poi, Roberto era stufo di sentirsi chiamare Mino, hanno scelto di dare un nuova immagine al locale, rinnovando non solo il nome, ma anche l’arredamento.

In cucina, vero cuore del ristorante, regna Maria Antonietta aiutata dal cuoco Paolo Sempio, che, con il contributo di Roberto nella scelta degli ingredienti, propone piatti che nascono dalla qualità della materia prima, con l’obiettivo di esaltarla al massimo. Una cucina creativa, lontana da quella della tradizione Lomellina, anche se alcuni prodotti arrivano dal territorio, come i salumi che vengono preparati da un macellaio di fiducia. Il menu varia con le stagioni e con la disponibilità del prodotto. Per scelta non vogliono avere frigoriferi e magazzini strapieni, ma preferiscono tenere la giusta quantità di ingredienti necessaria per garantire la massima freschezza. I piatti quindi variano con una certa frequenza, ma alcuni sono sempre presenti, come la trippa di baccalà, il baccalà mantecato su crostini di polenta neri e olive taggiasche, il gelato di Parmigiano Reggiano e in inverno il risotto Gran Riserva Riso Gallo con ridotto di Dolcetto e fonduta di Toma della Valsesia.

«La clientela premia la scelta fatta – ha spiegato Roberto – e in oltre dieci anni di attività i piatti a base di pesce di mare sono quasi il 70 per cento di quelli preparati, con la trippa di baccalà che è sempre la più richiesta. Questa prelibatezza arriva al Portogallo, è firmato Giraldo, una delle aziende più importanti che lavorano il merluzzo e tutte le sue derivazioni. Le capesante, invece, arrivano dal Maine perché sono le uniche ad avere certe caratteristiche organolettiche. I panini e i grissini vengono preparati prima di ogni cena o pranzo dei festivi, durante le colazioni di lavoro viene utilizzato un altro pane. La ricerca di prodotti di qualità è stata sin da subito la luce guida per il nostro ristorante».

Un accenno alla carta dei vini: un’altra delle passioni di Roberto. Il lavoro di selezione è stato fatto con attenzione, tenendo ben presenti le esigenze del cliente e della cucina. Si possono trovare, infatti, vini per tutte le tasche, ma sempre abbinabili ai piatti proposti. Amplia anche la scelta di vini al calice, con Roberto sempre pronto a dare il consiglio giusto.

Maria Antonietta, come detto, non nasce cuoca, ma viene da una famiglia dove la cucina era importante e ha portato questa sua tradizione nel ristorante, contemporaneamente ha iniziato un percorso di formazione che l’ha portata ad acquisire tutte le competenze necessarie per comandare in cucina. Roberto, invece, ha scelto di stare in sala e, parallelamente a Maria Antonietta, ha fatto tutti i corsi necessari per diventare sommelier. Un duo affiatato che sa come coccolare il clienti con piatti raffinati e sorprendenti, e con vini, liquori e distillati selezionati con attenzione, così da rendere indimenticabile il pranzo o la cena.