L’azienda bolognese, nata nel 1905, è leader di mercato con la famosa Amarena e gli sciroppi, apprezzati dai migliori bartender di tutto il mondo

Un vaso in ceramica a decori bianchi e blu di fattura faentina, dentro l’inimitabile amarena. Da oltre un secolo è ancora questa l’icona di Fabbri, azienda bolognese, nata nel 1905 da una piccola distilleria fondata a Portomaggiore.

Oggi Fabbri è leader indiscusso di mercato con l’Amarena e gli sciroppi, apprezzati dai migliori bartender, e ha ampliato l’offerta al settore della gelateria artigianale e della pasticceria. Vanta ormai 1200 prodotti, distribuiti in più di cento nazioni, e 17 linee di produzione. Ha 11 filiali in tutto il mondo, di cui due in Asia (Shangai e Singapore) ma la holding rimane familiare, guidata dalla quarta generazione. La filosofia è quella di rappresentare l’eccellenza del dolce made in Italy, scegliendo le migliori materie prima, nel rispetto di precisi standard qualitativi.

Grande attenzione è rivolta alle più svariate esigenze alimentari (prodotti per celiaci, per intolleranti al lattosio, certificazioni kosher e halal) e, soprattutto, alla responsabilità sociale, come dimostra l’impegno per un consumo a basso tenore alcolico. «La sfida è quella di cogliere opportunità sempre nuove», sostiene Nicola Fabbri, alla guida dell’azienda con il fratello Umberto e i cugini Andrea e Paolo, con cui abbiamo fatto una chiacchierata.

Nicola Fabbri

Nicola Fabbri

I migliori marchi dell’agroalimentare nazionale spesso finiscono in mano straniera, mentre voi rimanete un’azienda italiana a gestione familiare.

«Sì, siamo praticamente alla quinta generazione e stiamo anche cercando di ingrandire il nostro gruppo acquisendo altre piccole realtà di nicchia, ma di grande valore storico italiano, salvandole dall’oblio, per promuoverle in tutto il mondo».

Un’azienda, oltretutto, secolare, che è stata anche tra i primi protagonisti di Carosello.

La nostra azienda ha passato il secolo più importante, il Novecento. Ha vissuto gli anni del boom, le crisi economiche. Siamo stati anche utilizzati da artisti. Penso ai futuristi. Usavano l’amarena Fabbri in diversi cocktail. Oggi ci sono moltissimi corsi di miscelazione futurista basati su ricette originali di Marinetti. È un’eredità che portiamo con orgoglio.

Quanto è importante il made in Italy?

Noi utilizziamo ingredienti totalmente naturali e di qualità del nostro Paese, mediterranei, come l’amarena che arriva dall’Avellinese. Anche nel mondo del bere miscelato siamo gli ambasciatori della qualità: il nostro è un bere made in Italy. I migliori bartender del mondo sono italiani.

Expo ha lasciato un’eredità?

Expo è stato uno degli elementi in più per far conoscere l’agroalimentare italiano. Ma le piccole realtà, come la nostra, sono le vere promotrici: noi andiamo in tutte le fiere del mondo, sono appena tornato dal Sudafrica, siamo da quindici anni in Cina.

Il governo si è posto l’obiettivo di 50 miliardi di export nell’agrolimentare, cosa manca per raggiungerlo?

Ci piacerebbe che il governo ci desse una mano per farcelo raggiungere. Quello che manca in Italia è un supporto bene organizzato in loco, nelle migliori piazze del mondo, che promuova il made in Italy nell’agroalimentare. La riorganizzazione dell’Ice è un punto importante: era stata iniziata bene con Riccardo Monti, che aveva fatto un ottimo lavoro con Carlo Calenda, attuale ministro dello Sviluppo economico. Vedremo se il nuovo presidente continuerà nella stessa direzione.

Bere moderato è un principio della vostra filosofia.

Noi promuoviamo in tutto il mondo il trend lanciato dal barman di Milano, Diego Ferrari, che sostiene l’idea del “massimo 21” ovvero massimo 21 gradi. Un bere, dunque, consapevole e non per stordirsi, che significa il piacere di gustare un cocktail raffinato, con i suoi profumi e sapori. Questa è la nostra strategia da anni. Noi sosteniamo anche il bere non alcolico.

Da Milano con il gruppo guidato da Alessandro Rosso avete lanciato una proposta di una discoteca all’Expo a bassa gradazione alcolica.

L’idea di Alessandro Rosso di aprire una discoteca nella zona dell’Expo, sicura, dove non ci siano pericoli dovuti all’alcol eccessivo, si sposa bene con quello che noi promuoviamo. Milano è moda, design ma deve essere anche bere responsabile. Questa è la nostra strategia da molti anni.

Bere moderato rappresenta quella nuova linea di consumo sempre più attenta alla salute?

Assolutamente sì! Nasce da questa esigenza del consumatore, che ormai si diffonde in tutto il mondo, di avere consapevolezza di quello che mangia e beve. Noi, con i nostri prodotti, ci rivolgiamo spesso a un consumatore giovane, attento alle nuove mode e trend, che sono health-friendly, e che non lascino un impatto violento sull’ecosistema.