Le dolomiti fanno da cornice agli spumanti dell’Alto Adige, un territorio di nicchia che punta su prodotti di grande freschezza e di piacevole beva

La spumantistica italiana sta vivendo un momento d’oro. Il Prosecco è hai vertici delle preferenze in Europa e negli Stati Uniti, mentre crescono le aree in Italia che si dedicano a produrre vini spumanti con metodo classico. Alle tradizionali Franciacorta, Trento, Oltrepò Pavese e Altalanga stanno crescendo ora, per esempio, quelli siciliani o quelli dell’Alto Adige. Proprio questi ultimi sono stati protagonisti di una serata di degustazione a Milano, dove i principali produttori hanno presentato il loro migliori spumanti.

Il primo metodo classico altoatesino è dei primi del 1900

Il banco d’assaggio, organizzato in collaborazione con Ais Milano, ha dato la possibilità di scoprire questi spumanti prodotti in un territorio unico, particolarmente votato alla coltivazione dell’uva e alla produzione del vino, in particolare quelli bianchi. Qui, tra le montagne dell’Alto Adige, trovano casa Pinot Bianco, Pinot Nero e Chardonnay, i vitigni usati per produrre gli spumanti. Le peculiari caratteristiche climatiche e del terreno riescono a dare vini di personalità.

In particolare le escursioni termiche durante il periodo della maturazione riescono a dare all’uva una particolare acidità che poi si ritrova nel vino come freschezza, presente anche dopo lunghi affinamenti sui lieviti.

In degustazione erano presenti i vini di cinque cantine che fanno parte dell'Associazione Produttori Spumanti dell’Alto Adige. Realtà in grado di produrre circa 250mila bottiglie di metodo classico. Si parla dunque di una produzione ancora di nicchia, se confrontata ad altre realtà dove si parla di milioni di bottiglie.

C’erano i vini di Arunda, cantina tra le più alte in Europa per la produzione di spumante con i suoi 1.200 metri sul livello del mare; Kettmeir, i cui vigneti si trovano sui pendii che circondano il Lago di Caldaro; Lorenz Martini, proveniente da Cornaiano paesino dal grande passato vitivinicolo; Cantina St. Pauls, che con il suo Praeclarus sin dal 1979 si fa apprezzare e Cantina Caltern, l’ultimo arrivato nell’Associazioni Spumanti dell’Alto Adige, che presentava il primo prodotto il Brut Nature.

I vini presentati sono stati degustati quasi tutti, meglio sempre non esagerare durante questi eventi, anche perché dopo alcuni assaggi si comincia a perdere colpi se non si è accorti. In generale ha colpito la freschezza, anche quando il tempo sui lieviti superava i 36 mesi. Da segnalare il Brut Nature della Cantina Caltern, l’ultimo arrivato ma prodotto con cura e attenzione, un millesimato del 2011 che offriva al palato piacevoli sensazioni. Uno spumante adatto, più che a un aperitivo, ad accompagnare un pasto a base di pesce. Un altro spumante che merita di essere assaggiato è Comitessa Gold 2006, una bollicine importante, con una permanenza sui elevata che dona una notevole ricchezza di profumi e una sensazione in bocca avvolgente.

Due splendidi esempi dell’arte della spumantizzazione che in Alto Adige è presente sin dai primi anni del Novecento. Oggi questi vini stanno cercando di trovare una loro strada e una loro identità per uscire dalla massa, forti delle caratteristiche che Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero acquisiscono sulle Dolomiti.