Alibaba, il colosso di Jack Ma, lancia il Tmall 9.9 Global Wine & Spirits Festival: per il vino l’Italia ora è il secondo Paese presente sulla piattaforma

La Cina è sempre più vicina, almeno, per il mondo del vino. Il 9.9 (nove settembre) suona in cinese (jiu jiu) come vino. Ed è un giorno importante perché sulla piattaforma Alibaba (430 milioni di utenti, 100mila tipologie di vini e alcolici internazionali) il nettare di Bacco del Belpaese fa un salto di numeri: da oggi le aziende vitivinicole italiane presenti sulla piattaforma passano da 2 a 50 con oltre 500 etichette.

Le aziende italiane passano da 2 a 50 con oltre 500 etichette dopo l’intesa con il governo

L’evento è il frutto dell’accordo firmato dal Governo italiano con Alibaba per promuovere le eccellenze agroalimentari del nostro Paese. Un’intesa che poggia sui contatti avvenuti quest’anno al Vinitaly.

L’accordo prevede anche una declinazione pratica contro la contraffazione. Per individuare i falsi il Ministero delle politiche agricole ha costituito una task force operativa dell'Ispettorato repressione frodi che quotidianamente cerca i prodotti contraffatti e li segnala ad Alibaba. Entro tre giorni le inserzioni vengono rimosse e i venditori informati che stanno usurpando le indicazioni geografiche italiane.

«Gli accordi con Alibaba – ha affermato il ministro per le politiche Agricole Maurizio Martina – rappresentano un punto concreto della nostra strategia di sostegno al made in Italy agroalimentare nel mondo, che sfrutta anche formule innovative per tutelare e promuovere i prodotti di qualità. Siamo riusciti a garantire ai nostri marchi geografici un livello molto alto di protezione sulla piattaforma cinese».

L'alleanza con Alibaba per contrastare la contraffazione è in realtà iniziata lo scorso anno e i numeri sono notevoli: impedita la vendita mensile di 99mila tonnellate di falso parmigiano, 10 volte di più della produzione autentica e di 13 milioni di bottiglie di prosecco che non arrivava dal Veneto.

«Il vino sta diventando popolare in Cina – sottolinea Manfredi Minutelli, business development manager e responsabile food and wine per Alibaba Italia – ma oggi per il consumatore cinese è rosso e francese: c’è un gap da colmare, soprattutto culturale e per farlo serve precedere e accompagnare la commercializzazione dei prodotti sulle nostre piattaforme con formazione, comunicazione e promozione. Il mondo del vino su Alibaba vale 500 milioni e l’Italia è al quarto posto, la sua quota è al 6 per cento rispetto al 55 per cento della Francia. Serve far capire che non c’è solo il vino francese o i vitigni internazionali (stanno comunque crescendo le “bollicine”, soprattutto prosecco). Il protocollo d’intesa siglato di recente da Alibaba con il ministero dell’Agricoltura italiano e l’evento promozionale 9.9 Wine and Spirits Festival su Alibaba va in questa direzione: con 50 aziende vitivinicole (tra questi solo per citarne alcune Mezzacorona, Frescobaldi, Allegrini, Antinori, Planeta) e 500 diversi tipi di vino l’Italia sarà il secondo Paese più rappresentato nell'ambito del primo grande evento dedicato al vino su tutte le piattaforme di Alibaba».

«Anche il cibo italiano – prosegue Minutelli – sta piano piano diventando popolare, ma la quota di mercato è ancora piccola: vanno gli snack, la frutta secca, prodotti che possano accompagnare la cucina cinese come l'olio extravergine d'oliva, alimenti per bambini, latte, acqua. I nostri produttori devono rivolgere un’attenzione particolare al packaging. I formati delle confezioni, per esempio, devono essere piccoli, sul modello di quelli utilizzati nelle vending machine, da mettere in tasca e consumarli fuori casa, visto che i cinesi non usano fare la colazione come la facciamo noi in Italia. Bisogna però spiegare tutto, non solo nelle etichette: in Cina anni fa, per esempio, mi è capitato di veder servito l’olio extravergine come bibita!».

«L’accordo siglato recentemente con il governo – aggiunge Minutelli – è importante per combattere il fenomeno della contraffazione e tutelare i clienti. Per Alibaba è centrale: i prodotti in vetrina sulle nostre piattaforme sono un miliardo, per questo è importante che le segnalazioni arrivino dalle aziende e, nel caso del protocollo di intesa siglato con il Mipaaf, che provengano dallo stesso Ministero o dai Consorzi di Tutela. Alibaba, fatte le dovute verifiche, accertato i falso, provvederà a rimuovere le inserzioni».

«Il mercato cinese per i nostri prodotti – conclude Minutelli – rappresenta una grande sfida e un’importante opportunità da cogliere. Con il giusto approccio e la dovuta organizzazione le nostre piattaforme possono realmente rappresentare la porta di ingresso privilegiata a questo mercato in continua crescita per quando riguarda i nostri prodotti e in particolare per il vino, visto che in nessun altro mercato il divario con la Francia è così grande. Una doppia opportunità, quindi».

La domanda di vino in Cina sta crescendo in modo impressionante: +41.7 per cento nei primi quattro mesi del 2016, un ritmo dieci volte superiore a quello degli Usa (+4,5 per cento), tanto che oggi il Dragone è il quarto principale buyer al mondo, dietro gli americani. Una quota che vale 1 miliardo di euro. E i giovani cinesi comprano vino soprattutto in Internet, diventato il secondo canale (13 per cento) dopo la Gdo (23 per cento), secondo uno studio realizzato dall’Osservatorio Business Strategies Paesi terzi in collaborazione con Nomisma/Wine Monitor. Un target che l’Italia sta conquistando, se è vero che il 14 per cento dei giovani cinesi scelgono il vino italiano, rispetto al 30 per cento che optano per quello francese. Numeri superiori a quelli generali, dove la quota mercato italiano si ferma al 5 per cento (105 milioni circa il valore dell’export) rispetto al 44 per cento della Francia. Il trend premia però ancora il Belpaese. Secondo le elaborazioni Nomisma-Wine Monitor (su dati dogane), nei primi sette mesi di quest’anno l’Italia è il Paese tra i top exporter in Cina che è cresciuto di più in termini percentuali, con un aumento – sullo stesso periodo del 2015 – del 28,1 per cento (68,7mln di euro). I tre principali fornitori in Cina hanno infatti numeri più bassi, con la Francia che a luglio ha chiuso con un +26,3 per cento, l’Australia a +26 per cento e il Cile a +20,1 per cento.

La sfida della crescita del vino italiano in Cina passa pertanto dal digitale. «Oltre alla Vinitaly international Academy, che in Cina ha già formato dieci ambasciatori del vino italiano – ha affermato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere intervenendo a Shanghai a un evento (organizzato da Ice, Italian Trade Agency, con l’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese, ministero dello Sviluppo economico e ministero delle Politiche agricole) per sostenere le aziende italiane presenti sui canali online Alibaba e avviare ulteriori campagne di sensibilizzazione – Vinitaly è disponibile a realizzare, in partnership con i principali attori del settore vinicolo, la multipiattaforma Italian Wine Channel, per ampliare la commercializzazione online attraverso i canali più innovativi e diffondere una più puntuale conoscenza delle peculiarità dei vini e dei vitigni italiani».