Nasce tra Alce Nero e Lifegate una collaborazione redazionale per dare vita a un progetto che punta sull’equilibrio nel rapporto cibo, ambiente ed emotività

Il bio in Italia continua a crescere, come l’attenzione per i temi legati alla sostenibilità. Dopo Expo gli appassionati e interessati ai temi della sostenibilità sono saliti in un anno dal 43 per cento al 62 per cento. E il 47 per cento degli italiani tende a privilegiare i prodotti da agricoltura biologica e certificata (dati del Secondo osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile promosso da Lifegate). C’è spazio dunque per unire le forze nell’intento comune di diffondere i medesimi principi. Nasce così una nuova collaborazione redazionale tra Alce Nero e Lifegate che si concretizza in una iniziativa online.

Uno spazio per chi cerca uno stile di vita diverso

La presentazione dell’iniziativa è avvenuta durante l’ultimo Salone del Mobile ed è stata fatta all’interno della sede milanese di Lifegate, circondati dalla mostra: "Equilibrio in movimento: real food, real people, real emotion". Un'esposizione composta da 24 tavole con illustrazioni e immagini fotografiche ispirate ad alcuni prodotti-icona di Alce Nero: zucchero integrale di canna, frutta, miele, olio, pasta, pomodoro, riso biologico. Per la prima volta, di ogni prodotto alimentare non sono state analizzate le calorie, i grassi, le proteine, ma Lifegate ha riletto il cibo in modo originale, secondo un calcolatore di equilibrio, evidenziandone il ranking di sostenibilità e quello di felicità emotiva che procura.

«Il senso di questa mostra – ha affermato Simona Roveda, direttore editoriale e di comunicazione di Lifegate – è far vedere che c’è equilibrio tra cibo, ambiente ed emotività che sono il filo conduttore del nuovo magazine dedicato all’equilibrio in movimento. La rivista ospiterà anche articoli di approfondimento scientifico, grazie alla collaborazione con il professor Attilio Speciani, immunologo («Per anni è stata avallata la piramide alimentare che dava l’ok alle farine raffinate: oggi Cina e Usa hanno il 53 per cento di pre-diabetici»), e della dottoressa Stefania Piloni omeopata e ginecologa. Dai dati (recentemente presentati), dell’Osservatorio sugli stili di vita e sostenibilità, che abbiamo creato, emerge che circa un terzo delle persone oggi in Italia è realmente appassionata al tema della sostenibilità (e un altro terzo si dichiara interessata – ndr) e mette in atto comportamenti coerenti. Sul biologico poi i numeri dicono che c’è attenzione crescente e si paga di più per avere prodotti di aziende sostenibili. È un percorso di cambiamento che non si fermerà».

«Il termine sanscrito rasa significa sia gusto sia emozione – ha ricordato lo chef Simone Salvini – Dunque c’è un aspetto fisico e uno psichico del cibo».

Lifegate è un media network e advisor per lo sviluppo sostenibile delle imprese: il portale e i canali social sono visitati da una community di oltre cinque milioni di persone in continua crescita. Alce Nero è un brand di oltre mille agricoltori e apicoltori, che dal 1978 sviluppa la ricerca, la produzione e la diffusione di una vasta gamma di prodotti alimentari biologici avendo come obiettivo la sostenibilità ambientale.

«Noi lavoriamo con chi lavora bene – ha sottolineato il presidente di Lifegate, Marco Roveda – Alce Nero è sicuramente un riferimento, è un numero uno. Chi lavora male è chi usa la chimica, chi non pensa alla salute ma solo al profitto. Il vero biologico è chi lo fa, parla la sua storia. All’epoca con le Fattorie Scaldasole abbiamo pensato che era giusto raccontare in prima persona e l’obiettivo era diffondere a tutti, non certo fare qualcosa di nicchia».

«Avanguardia e creatività – ha raccontato Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero – hanno contraddistinto Roveda e il suo gruppo: va a loro il merito di avere aperto in maniera democratica quindici anni prima che il biologico prendesse piede. Oggi il biologico è maturo, sta diventando cultura trasversale. Il piano del governo sul bio è un contributo, ma sarebbe più soddisfacente se cominciasse a mettersi di trasverso alla chimica: in Pianura Padana si utilizza la chimica due e volte e mezzo sopra la media Ue. Certo, ci sono dubbi sull’efficacia dei controlli sul biologico: conta soprattutto la qualità delle persone: l’agricoltore è il migliore dei nostri ingredienti. Noi – ha sottolineato – abbiamo scelto di dare grande valore al vegetale. Io vengo da una terra dove invece è chiamato contorno. A livello mondiale il consumo di carne è destinato in quindici anni quasi a raddoppiare per la richiesta che arriva dai Paesi in via di sviluppo e questo non è sostenibile. Temo molto dall’accordo del Ttip – ha aggiunto – negli Usa lavorano con standard più bassi, c’è un rischio enorme di un prodotto assolutamente anonimo e che non si controbilanci con il riconoscimento delle nostre Dop e Igp».