Al Bano è oggi un noto produttore di vini ed è sempre più l’ambasciatore della Puglia. “Felicità” non è solo il titolo di una sua famosa canzone, ma anche il nome di una delle tante etichette delle Tenute Carrisi, situate a Cellino San Marco, il suo paese natale, nel cuore del Salento

«La Puglia è una sorpresa quotidiana, anche per me che sono un pugliese vero. Venite in Puglia, non ve ne pentirete!».Così si esprime a Expo Albano Carrisi, in arte Al Bano, uno dei testimonial del progetto «Puglia rurale: la Puglia sposa il mondo». Iniziativa regionale di cooperazione interterritoriale che coinvolge venticinque Gal (Gruppi di azione locale) pugliesi e l’Accademia italiana della vite e del vino. Si tratta di una vetrina delle eccellenze enogastronomiche pugliesi che fino al 4 ottobre saranno ospiti del padiglione del Gruppo Alessandro Rosso, all’Expo. Al Bano, popolare cantante e attore, è oggi anche un noto produttore di vino. L’azienda vitivinicola Tenute Carrisi, che si trova presso il suo paese natale, Cellino San Marco, nel Salento, produce rossi, rosati e bianchi ricavati da vigneti tra i quaranta e settantacinque anni. Gli uvaggi vanno dal Primitivo, al Negramaro, dal Salice Salentino allo Chardonnay, sino all’Aleatico. Ma la produzione si estende a grappa, spumante e all’olio d’oliva. Una delle etichette si chiama Don Carmelo ed è dedicato alla memoria del padre che era agricoltore. «Quando ero bambino Don Carmelo, mio padre, mi portò alla vigna e mi insegnò a liberarla dalle erbacce – scrive Al Bano sul sito della Vinicola Carrisi – Ho dedicato al “mio vecchio saggio” questo vino che mi aiuta a riscoprire il calore degli affetti e il colore degli anni. “Se dai alla terra, la terra ti dà”, mi diceva, così ho capito che prima ancora del vino, dalla vigna ti veniva un sorso di saggezza».

A Milano per l’Expo: è sempre più l’ambasciatore della Puglia nel mondo.
«In Lombardia, soprattutto a Milano, ci sono incredibilmente 700mila pugliesi, ne ho conosciuti parecchi di loro, una grande realtà. Si dice che se a Milano ci fosse il mare sarebbe una piccola Bari».

«Partirò. Diventerò un cantante e quando tornerò, costruirò una cantina per dedicarla a te». Era la promessa a suo padre, oggi è produttore di vino.
«Sì, è stata una promessa fatta a mio padre: lui non ci credeva, al contrario io ci credevo fermamente. Le cose sono andate molto bene. Quando faccio una promessa la devo mantenere, altrimenti mi sento un uomo a metà. E non potevo vivere come uomo a metà. Avendo realizzato tutto quello che ho sognato di fare, ho fatto felice mio padre perché ha capito che il mio ritorno alle origini era vero».

La Fondazione italiana sommelier lo ha nominato ambasciatore del vino italiano nel mondo. Come intende onorare questa nomina?
«Nel migliore dei modi, operando affinché tutte le azioni che si faranno intorno al vino siano sempre più interessanti, in modo da accendere la curiosità sul prodotto, in particolare su quello della Puglia».

Il suo vino spopola anche all’estero, lo si trova persino in Estonia: è oggi più famoso per il vino o come cantante?
«Sono passioni. Quando tu vivi con una passione dentro, nel mio caso più di una, poi la gente ne è attratta: c’è un riflettore e tu guardi quello. Ma se ne vengono accesi quattro o cinque, uno più interessante dell’altro, tu non puoi fare a meno di guardarli tutti. E, comunque, i riflettori si sono accesi».

Slow Food ha innescato una polemica affermando che i suoi vini si trovano anche a meno di due euro in alcuni supermarket.
«Non credo che tutta Slow Food possa condividere questa idea ridicola. Le promozioni le fanno tutti: non vedo perché non debba farle pure io. Ho deciso di promuovere il mio vino alla Coop, perché la sentivo una carta vincente. E mi dispiace per quelli di Slow Food. Il vino si può anche regalare».

«Felicità», nome tra l’altro anche di un suo vino (Salento Bianco Igt, 70% Sauvignon 30% Chardonnay), è ancora un «bicchiere di vino con un panino»?
«Assolutamente sì».