In occasione della presentazione della guida Ais c’è stata la premiazione dei vini considerati dai sommelier dell’associazione tra i migliori del 2018

«Un settore in forma smagliante». Così scrive Antonello Maietta, presidente nazionale di Ais, nell’introduzione a Vitae, la guida dei vini 2018 presentata a Milano. L’Associazione italiana sommelier, la più grande d’Italia con 40mila soci, ha scattato una fotografia importante del vino di qualità italiano. Basti qualche numero: circa 35mila vini degustati alla cieca da un migliaio di sommelier, 15mila quelle recensiti per 2500 aziende, oltre 500 quelli che hanno meritato le Quattro Viti.

Tra le sorprese l’Albana che matura in anfora e il Kupra prodotto in 500 bottiglie

Il momento cruciale dell’evento, alla presenza del vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala, è stata la premiazione dei 22 Tastevin: un riconoscimento alla filosofia di un’azienda che ha saputo valorizzare il territorio o un vitigno diventando così «leader» nella Regione di appartenenza. «Per questo motivo – ha spiegato Maietta – viene dato una sola volta alla stessa azienda. Il profilo qualitativo dei vini premiati è sempre più buono – ha aggiunto – E siamo certi che il settore compenserà una delle vendemmie più avare degli ultimi settant’anni, innalzando ulteriormente la qualità».

Scoprendo via via i produttori vincitori del Tastevin, chiamati sul palco a ritirare la pesantissima scultura in bronzo, emergono alcune considerazioni. Piace la scelta di premiare anche cantine che vanno controcorrente. Qualche esempio, per il Friuli-Venezia Giulia, terra di bianchi, il Tastevin è andato a Moschioni che ha valorizzato un rosso, il Pignolo (Friuli Colli Orientali Pignolo Riserva 2011). Per la Romagna ha vinto Tre Monti con il Romagna Albana Secco Vitalba 2016 che matura in anfora georgiana per 90 giorni.

Per le Marche Oasi degli Angeli, con il Kupra 2014, un vino a base di un riscoperto vitigno autoctono, il Bordò (portato dai pastori con la transumanza: il termine è infatti di origine sarda) e prodotto in sole 500 bottiglie (il costo di 200 euro è dovuto alla limitata produzione). Per la Campania il premio è andato a «I Borboni» per l’Asprinio di Aversa Santa Patena 2015, un vitigno che è simbolo di una viticoltura eroica. E oggi di rinnovato slancio grazie a un trend che premia le grandi acidità.

Ovviamente non c’è solo questo filone alternativo. Tra i premiati spiccano nomi simbolo della viticoltura italiana, e non solo, con prodotti di vertice assoluto. Per la Lombardia, per il secondo anno consecutivo, il premio è andato a un’azienda franciacortina, a sottolineare il florido stato di salute delle bollicine, Cà del Bosco. Merito dell’Extra Brut Cuvée Anna Maria Clementi Riserva 2007, uno spumante-capolavoro che sosta 101 mesi sui lieviti. In Umbria Arnaldo Caprai, alfiere della sostenibilità ambientale e riscopritore del Sagrantino, vitigno dimenticato, si è aggiudicato il Tastevin con il Montefalco Sagrantino 25 anni 2013. Un vino che all’assaggio mostra una grandissima eleganza nell’equilibrio dei tannini.

Dei 22 Tastevin vogliamo evidenziarne altri due: l’Apparita 2014 del Castello di Ama, un Merlot 100 per cento di incredibile setosità e il Cesanese del Piglio Superore Torre del Piano Riserva 2015 di Casale della Ioria, un vitigno in grande ascesa che piace anche all’estero. Sono due vini che colgono più di altri lo spirito dei tempi a venire. Quello che premierà sempre di più vini profumati ed eleganti, che sappiano utilizzare con parsimonia e sapienza il legno, arma a doppio taglio. Come ricorda il professor Luigi Moio «le molecole odorose non passano solo dal legno al vino (…) il legno è un materiale assorbente, quando sta a contatto con il vino gli sottrae alcuni composti odorosi». Per essere chiari, come ha sintetizzato in un’immagine folgorante un wine lover che abbiamo incontrato alla kermesse: «Basta con le spremute di Pinocchio!».

Naturalmente le 2080 pagine della guida sono una fonte preziosissima anche per andare a leggere i nomi degli oltre 500 vini segnalati con le le quattro viti, che equivalgono a un punteggio superiore a 91/100. Sono vini di eccellente profilo stilistico e organolettico. Abbiamo avuto modo di fare diversi assaggi di queste grandiose etichette, come del resto tutto il pubblico che ha preso d’assalto i banchi di assaggio alla fine della presentazione della guida.

Nell’impossibilità di citare le decine di bottiglie straordinarie, vi suggeriamo questo percorso, del tutto personale, che esula dai grandi nomi, e vi invita a scoprire le tante gemme nascoste. Per il rosso, il Lacrima di Morro d’Alba Superiore del Pozzo Buono 2015 di Vicari: un vino rotondo e voluttuoso dai sentori di rosa, viola e chiodi di garofano.

Per le bollicine, Trento Brut Madame Martis Rare Vintage Riserva 2007: 100 mesi sui lieviti, un vino di estrema raffinatezza. Non è facile trovare grandi rosati, ma quello di Candido (Salice Salentino Rosato Le Pozzelle 2016) lo è: 100 per cento Negroamaro, colore rubino affascinante, un sorso che è una carezza. Per i bianchi, il Derthona Timorasso Costa del Vento 2015 dei Vigneti Massa, un vino che più invecchia più diventa buono assumendo inusitate complessità.

Chiudiamo in dolcezza con un vino premiato con il Tastevin per la Sardegna: Alghero Liquoroso Anghelu Ruju Riserva 2006 di Sella & Mosca. Gustatelo davanti al Mare di Alghero. Non c’è altro da aggiungere.