In un mondo sempre più affollato, agricoltura moderna e sostenibilità non possono fare a meno dei fertilizzanti. Bio e tradizionale possono coesistere, sbagliate le contrapposizioni

Le piante si nutrono di elementi chimici dal terreno (meno di venti elementi, tra cui azoto, catturato dall’atmosfera dai microbi, fosforo e potassio). Lo aveva capito per primo Justus von Liebig (l’inventore del dado), ma in questo modo il terreno viene depauperato. I fertilizzanti lo riportano in equilibrio, perché se c’è carenza di qualche elemento non c’è produttività. Sono pertanto il cibo delle piante e sono essenziali se si vuole aumentare la produzione del 60 per cento per nutrire un pianeta di «9 miliardi di abitanti nel 2050», secondo le stime Fao. Una semplice verità che però fatica a emergere tra le nebbie delle mistificazioni (spesso ideologiche e non scientifiche) o da confusioni terminologiche (i fertilizzanti sono altra cosa rispetto agli agrofarmaci, detti anche pesticidi).

Droni, sensori, satelliti, l'agricoltura moderna è attenta a non sprecare risorse

Cercare di far luce su questo tema controverso è stato lo scopo di un incontro che si è tenuto a Milano e organizzato dalla Società Umanitaria dal titolo «Innovazioni e sostenibilità per l’agricoltura italiana». Tra i relatori Claudio Ciavatta, professore ordinario di Chimica agraria all’Università di Bologna, nonché neopreside di Facoltà, e Lorenzo Faregna, direttore di Assofertilizzanti, una delle 17 associazioni di Federchimica (legata a Confindustria), che raggruppa i principali operatori del settore (un miliardo di euro di fatturato, più dell’80 per cento dell'intero mercato nazionale). All’incontro era presente anche Luca Pesante autore di un lungometraggio («Fame! Guardatevi intorno, contatevi») patrocinato da Expo Milano 2015 che è stato proiettato. Un docu-thriller filosofico di pregevole fattura (lo stile ricorda il grande Terrence Malick) sul tema dell’agricoltura globale e della lotta alla fame. E, soprattutto, del rapporto con la scienza, un prezioso alleato che però spesso viene dipinta come uno strumento pericoloso. Nel film viene raccontata una delle più grandi scoperte del Novecento, alla base dello sviluppo demografico (da 1,6 a 6 miliardi), la sintesi dell’ammoniaca: il composto di azoto più semplice, alla base dei fertilizzanti, che ha permesso di aumentare le rese produttive in modo esponenziale. Il merito fu di Fritz Haber e poi di Carl Bosch, che convertì l’apparecchio inventato da Haber in un processo industriale.

«Oggi – ha spiegato il professor Ciavatta, tra i massimi esperti di fertilizzanti in Italia – la produzione per ettaro è di circa 100 quintali. Cifra doppia rispetto agli anni Settanta (50 quintali) e lontanissima dai 4,5 quintali per ettaro del periodo dell’antica Roma. Se le terre agricole sono in contrazione, per altri usi, è evidente che l’arma rimasta è quella di fare rendere di più le stesse superfici. I fertilizzanti sono lo strumento con cui si nutrono le piante – ha sottolineato – Toglierli sarebbe come levare il cibo agli umani. Anche chi fa agricoltura biologica li usa, anche se non di sintesi. Un mondo tutto biologico teoricamente sarebbe possibile se il mondo ci chiedesse meno alimenti. Ma se la popolazione salirà a 9 miliardi nel 2050, come dicono le stime della Fao, il biologico può rispondere solo a esigenze di nicchia. Non si può essere manichei nella risoluzione del problema, o biologici o convenzionali, le tecniche possono coesistere. Aumenta la popolazione, diminuiscono i terreni coltivabili e le materie prime sono in mano di pochi – ha però ammonito – Aspetto quest’ultimo che dovrebbe preoccupare. Ancora di più se è legato a Stati dove regna l’instabilità politica. I fertilizzanti azotati, infatti, possono essere creati di sintesi, ma quelle fosfatici derivano da depositi. E Le riserve dei fosfati sono nel Nordafrica: il 75 per cento è in mano al Marocco. Berlino ricava i fosfati dalle acque di depurazione. Ci sono spinte affinché questo processo sperimentale sia applicato anche ai depuratori delle nostre grandi città. Vedremo se è sostenibile dal punto di vista economico. La verità è che l’intera Europa è dipendente dall’estero per i fosfati. E, infatti, c’è un piano di emergenza nell’agenda europea per recuperare fosfati da risorse rinnovabili».

«Non possiamo fare l’errore di considerare salubre quello che è naturale e dannoso quello che è trattato – ha concordato Lorenzo Faregna –. I fertilizzanti non confliggono con l’agricoltura biologica, fanno parte tutti della stessa famiglia e sono una componente essenziale dell’agricoltura contemporanea. I mezzi tecnici per l’agricoltura sono indispensabili e i fertilizzanti sono l’unico strumento che abbiamo per garantire cibo per le popolazioni future, che continueranno ad aumentare. La professionalità degli agricoltori – ha aggiunto – è molto aumentata negli ultimi anni. Si usano i prodotti solo se servono, evitando sprechi, e con strumenti informatici ed elettronici all’avanguardia per rispettare l’ambiente le produzioni ed avere risparmi economici. Oggi nei campi si parla di droni, agricoltura di precisione, mappatura del terreno, termini che fanno parte del lessico quotidiano».

Gli esperti assicurano: se viene fatto un uso corretto, i fertilizzanti non creano rischi, né per la salute né per l’impatto ambientale. La legislazione è poi molto severa in Italia («Per una stessa sostanza di cui non posso fare nome – ha rivelato Lorenzo Faregna – i limiti per le falde acquifere sono mille volte inferiori rispetto a quelli consentiti negli Usa»). «Oggi i fertilizzanti non vengono più dati secondo un calendario – ha aggiunto il professor Ciavatta – Dei sensori avvertono quando, per quanto tempo e con quali dosi trattare. Il servizio si attiva sul palmare. Questa è l’agricoltura odierna».