Agricoltura sotto attacco a causa del clima che cambia e degli scambi commerciali che hanno agevolato l’arrivo di parassiti, l’ultimo è una cimice cinese

L’Italia si trova ancora una volta a fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, dopo la riduzione delle vongole adesso è il momento delle cimici cinesi. Alcune zone del Nord sono letteralmente invase da questi fastidiosi insetti, in particolare Emilia Romagna, tutta l’area tra Friuli e Veneto, e si registrano anche in Lombardia e Piemonte.

Insetti, virus, batteri e funghi trovano qui terreno fertile per espandersi

Questa specie cinese, arrivata in Italia attraverso i canali aperti dagli scambi commerciali, ha trovato un areale adatto alla sua sopravvivenza e, non avendo nemici naturali, si sta trasformando in invasione incontrollata. La Halyomorpha halys, o cimice marmorata, infatti deposita due volte all’anno tra le 300 e 400 uova: una crescita più che esponenziale.

Questi insetti attaccano le coltivazione degli alberi da frutto, come pere, mele, kiwi e uva, ma non disdegnano anche la soia e il mais. Si può ben capire che questo piccolo animale può essere in grado di causare parecchi danni. Soprattutto quando le condizioni climatiche gli sono favorevoli come quest’anno, con un autunno caldo che ne ha permesso la riproduzione. Questa cimice, inoltre, è in grado di volare per lunghe distanze alla ricerca di cibo e quindi la sua espansione è continua. In inverno trova protezione all’interno delle case o in anfratti riparati, per ricominciare a deporre le uova in primavera.

Ma questo non è il solo ospite indesiderato arrivato sino a noi dall’estero. Tra i più noti c’è la Xylella che ha colpito le coltivazioni di ulivo nel Salento e proviene dalla Costa Rica. Dalla Cina è arrivato il Dryocosmus kuriphilus, che provoca nella pianta la formazione di galle, cioè ingrossamenti delle gemme di varie forme e dimensioni. Per combatterlo è stata avviata una guerra biologica attraverso lo sviluppo e accurata diffusione dell’insetto Torymus sinensis, un antagonista naturale, ma i risultati si vedranno nel tempo.

L’elenco è tristemente lungo, in Sicilia gli agrumi sono colpiti dalla Tristeza, un virus originario del Sud-Est asiatico, che ha indebolito il 30 per cento delle coltivazioni. I kiwi del Lazio e Piemonte sono stati attaccati dalla batteriosi (Pseudomonas syringae pv. Actinidiae) proveniente dal Giappone. Dal Nord America arriva il colpo di fuoco batterico, segnalato nelle piantagioni di pero e melo in Emilia Romagna. Mentre il moscerino Drosophila suzukii, che potrebbe sembrare giapponese, ma invece è di origine cinese, ha attaccato ciliegie, mirtilli e uva soprattutto in Veneto.

Attraverso i canali dell’import ed export non arrivano solo merci e beni, ma anche questi ospiti indesiderati. I cambiamenti climatici hanno permesso poi di trovare a questi parassiti un terreno favorevole, vista la naturale assenza di nemici. La fillossera ha messo in ginocchio la viticultura europea nell'Ottocento prima che si trovasse una adeguata risposta, la speranza è che con questi parassiti arrivino anche le contromisure adeguate prima che ci siano danni irreparabili.