Nata in Europa negli anni Venti, prima dell’agricoltura biologica, l’agricoltura biodinamica sta avendo una fortunata riscoperta in Italia

L’Italia è leader europeo nell’agricoltura biologica, in grande ascesa. Meno conosciuta è l’agricoltura biodinamica: sulla scientificità di alcuni suoi metodi ci sono opinioni diverse, ma il settore gode di crescenti consensi. Fu l’agricoltura biodinamica, negli anni Venti del Novecento, a porre per prima le condizioni per un nuovo modello in agricoltura. Di questa antica pratica, ispirata dagli insegnamenti di Rudolf Steiner e precedente la tecnica biologica, se ne è parlato in un convegno dal titolo «La salute nel piatto, un corretto stile di vita con l'alimentazione biologica» che si è tenuto a Milano. All’evento, realizzato da Rdf communication nell’ambito del progetto «Sapere. Il sapore del sapere», hanno partecipato illustri specialisti: Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturasì, la più importante catena di supermercati in Italia (un centinaio) specializzata nella vendita di prodotti biologici e naturali; Enrico Mariani, medico specialista in scienza dell’alimentazione e medicina dello sport; Sergio Maria Francardo, medico-chirurgo membro della Società italiana di medicina antroposifica.

Curare la terra per avere un cibo migliore

«L’agricoltura biodinamica dà più salute nel piatto per una serie di motivi – ha spiegato il dottor Enrico Mariani – Il primo è che l’alimento è più vitale. Perché viene da una coltivazione il cui scopo è quello di nutrire la terra che oggi è contaminata da pesticidi, inquinamento atmosferico, metalli pesanti. Uno sportivo beneficia in particolar modo dell’agricoltura biodinamica, soprattutto se pratica sport di resistenza, dove il fattore primario è dato dall’arrivo dell’ossigeno e sua captazione a livello di fibre muscolari. L’ossigeno si deve sposare ai substrati energetici che arrivano dall’alimentazione. Se sono sani e vitali come quelli dell’agricoltura biodinamica, la respirazione cellulare ha una marcia in più e tutti i processi produttori di energia a livello muscolare, che derivano dall’utilizzo soprattutto di carboidrati e grassi, hanno impatto migliore. Alcune sostanze, pesticidi, additivi chimici, vanno invece a influenzare negativamente i meccanismi di utilizzazione dell’ossigeno a livello cellulare. Proprio qui vanno ricercate le cause di molti cali di rendimento atletici e di “crisi” durante i periodi di allenamento. Frutta fresca come la mela e la frutta secca oleaginosa – ha fatto notare – sono una fonte preziosa di stimolo energetico per il motore aerobico. La mela biodinamica stimola efficacemente l’utilizzazione dell’ossigeno a livello mitocondriale: due o tre frutti biodinamici al giorno, meglio se un’ora prima e mezz’ora dopo l’allenamento, sono perfetti. Noce, mandorla, nocciola, ricchi di omega 3, attivano le reazioni chimiche aerobiche e fungono da antinfiammatori eliminando i fastidiosi doloretti dopo gli allenamenti, le famose gambe dure. Bastano tre noci e tre mandorle biodinamiche al giorno, magari aggiunte all’insalata a foglia. Va smentito – ha sottolineato – un luogo comune: non è vero che i grassi fanno male, i grassi fanno bene purché siano di elevata qualità. I grassi saturi fanno male solo alle persone sedentarie. Chi pratica giornalmente un’attività sportiva in cui ci sia una buona componente aerobica ha un beneficio dall’uso dei grassi, anche saturi. Uno studio americano afferma che diete con quantitativi di grassi superiori alla norma, intorno al 35 per cento, producono negli atleti maggiore resistenza alla fatica e maggiore prestazione aerobica e si ammalano meno di diabete. L’integrazione con vitamine e sali minerali è molto importante, ma va preferibilmente effettuata con l’assunzione di sostanze naturali, come succo di olivello spinoso o di prugnolo ricchi di vitamina C».

«L’agricoltura biodinamica vanta innanzitutto una maggiore esperienza rispetto a quella biologica – ha precisato il dottor Sergio Maria Francardo – è nata negli anni Venti, mentre quella biologica è successiva, degli anni Quaranta e Cinquanta. Il principio fondamentale è la cura della salute della terra, che va lasciata sana come è stata ricevuta, non si occupa delle rese, di produrre tanto. Il principio di fondo è la materia prima di altissima qualità che noi possiamo e vogliamo dare. Si è scoperto che molti problemi di apprendimento dei bambini, deficit di attenzione o ipereccitabilità, derivano da pessime abitudini alimentari. Hanno disagio perché mangiano male: prodotti con additivi, coloranti, stabilizzanti, esaltatori di sapidità. Uno studio della prestigiosa american Academy of Neurology del 2013, durato dieci anni ed effettuato su 250mila bambini, ha messo in relazione il consumo di bevande gassate con la depressione. Il rischio aumenterebbe del 30 per cento, peggio con i cosiddetti prodotti “diet”. Secondo un serissimo studio tedesco sulla carie dentale, i bambini delle scuole steineriane hanno, per esempio, un indice ridotto di placche dentarie. Una ricerca apparsa su “Lancet” (tra le più prestigiose riviste scientifiche accademiche – ndr), che ha fatto scalpore in tutta Europa, afferma che i bambini delle scuole steineriani hanno una riduzione formidabile delle malattie allergiche, quasi del 50 per cento. Parlando dei bambini delle città, possiamo affermare che una reale prevenzione della tendenza catarrale con frequenti malattie alle vie respiratorie consiste in una consapevole attenzione alla qualità degli alimenti. E le conseguenze coerenti della moderna immunologa ci porta a sostenere che la vera radicale prevenzione si fa sui campi agricoli. Purtroppo l’Europa dà delle direttive sulla nutrizione (e io ho lavorato per la commissione Ue), ma vengono poco applicate, in Italia lo fa solo il Trentino-Alto Adige. In tema di gusto – ha aggiunto sorridendo – sfondiamo una porta aperta. La biodinamica esalta i sapori. Il vino biodinamico ha conquisto il gusto del mondo. I viticoltori biodinamici, riconoscibili dal marchio Demeter, vanno in Giappone e sono delle star, hanno migliaia di persone che le ascoltano, vincono premi. Il vino biodinamico è alle stelle come risultati».

«C’è un’agricoltura che va verso la vita e una che è contro la vita – ha ammonito il presidente di EcorNasturasì, Fabio Brescacin – il tema ecologico è prioritario, consumiamo più risorse di quante la terra ce ne può dare. Molti giovani si avvicinano all’agricoltura, ma serve una cultura che entusiasmi: svolgere questa professione è molto difficile, è come fare il medico, hai a che fare con la vita. Noi organizziamo una scuola di tre anni per formare giovani agricoltori che vogliono avvicinarsi alla biodinamica. Ma abbiamo bisogno anche di un consumatore che venga educato ad accettare il prezzo giusto, che riconosca il lavoro del coltivatore. Un’agricoltura sana ha poi bisogno di finanza, qualcuno che anticipi il capitale. Stiamo lavorando per creare un fondo per l’agricoltura che vada a finanziare il biologico e il biodinamico».