Einaudi nomina Jurkovic AD: una partnership di 9 anni

Dopo quasi un decennio di lavoro insieme, il produttore di Barolo formalizza la collaborazione con il croato a capo della cantina

Non è una rivoluzione improvvisa, ma la naturale evoluzione di un rapporto che dura dal 2016. Poderi Luigi Einaudi ha nominato Zvonimir Jurkovic amministratore delegato, formalizzando così una collaborazione che ha già trasformato il profilo dei vini dell’azienda di Dogliani.

Una scelta che viene da lontano

Quando Matteo Sardagna Einaudi, presidente dell’azienda, ha chiamato Jurkovic – per tutti “Zvone” – come responsabile di cantina nove anni fa, probabilmente aveva già in mente questo percorso. La decisione non nasce dunque da esigenze contingenti, ma da un progetto di lungo respiro che ha visto i due lavorare fianco a fianco, vendemmia dopo vendemmia.

Il croato porta con sé competenze tecniche e capacità gestionali che ora si integrano ufficialmente con la visione strategica di Sardagna Einaudi. Un modello di governance “a due voci”, come lo definisce l’azienda.

sinistra Matteo Sardagna Einaudi destra Zvonimir Jurkovic
Da sinistra Matteo Sardagna Einaudi destra Zvonimir Jurkovic

I numeri della crescita

Dal 2010 a oggi, Poderi Luigi Einaudi ha ampliato significativamente il proprio patrimonio viticolo: si è passati da 47,18 ettari a 56,08, di cui quasi 14 dedicati al Barolo. Gli investimenti si sono concentrati sulle zone più vocate delle Langhe, con l’obiettivo di alzare ulteriormente la qualità delle uve e rafforzare l’identità territoriale dei singoli cru.

Il riscontro delle guide

I risultati si vedono anche nei riconoscimenti. Il Gambero Rosso ha assegnato i Tre Bicchieri al Barolo Monvigliero 2021 nell’edizione 2026 della guida. La stessa annata ha ottenuto apprezzamenti anche per il Cannubi, confermando che il lavoro di questi anni sta dando i suoi frutti.

Cosa cambia davvero

La nomina di Jurkovic ad amministratore delegato non stravolge l’assetto aziendale, ma lo rafforza. Da una parte resta Sardagna Einaudi con il suo radicamento nel territorio e la visione d’insieme, dall’altra si consolida il ruolo di chi gestisce quotidianamente la cantina e i processi produttivi.

È una mossa che guarda al futuro, ma senza strappi. L’approccio rimane quello della continuità: rispetto per la tradizione, attenzione ai cru, vinificazioni che puntano alla purezza espressiva più che agli artifici enologici.

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